BEST TEACHER: ” Prof. Gavini “

“Il futuro? S’impara anche sui libri di storia”

 

 

Il professor Gavini insegna storia e filosofia all’Istituto D’annunzio. Da bravo “under 35” è capace di guardare gli studenti come docente ma – anche – come chi si è lasciato alle spalle l’adolescenza da breve tempo: sa scendere dalla cattedra, sa come si ascolta e come farsi ascoltare.

 

C’era una volta la scuola; c’è ancora, niente paura. C’erano– ci sono ancora – le interrogazioni, i registri, i rimbrotti in presidenza, le “note” di merito e demerito…

La scuola che sembra non finire mai, quella dei promossi e dei “respinti”, quella dei “crediti” e dei “debiti” che vanno a riempire un bilancio lungo per lo meno tredici anni; anni che trascorriamo sul banco dalla prima elementare (pardon, oggi si dice “primaria”) fino al colloquio dinanzi alla “commissione” per poter finalmente… scendere dall’albero. Già, la Maturità: migliaia di “ex” sognano ancora quell’esame, il tema, la versione, la prova di matematica che a rileggersela oggi sembra roba da fisici astronomici candidati al Nobel.

C’erano– e ci sono ancora –i “prof”. Quelli “buoni” e quelli “cattivi”; quelli seriosi, abbottonati, o quelli che ridono e scherzano ma poi, al dunque, ti rifilano una pagella vergognosa. Il professore anziano e la supplente in minigonna che si ritrova tutta la componente maschile della classe al primo banco…

La scuola continua e noi, come sempre, mettiamo sotto esame un docente. Nome: Diego Gavini, anni 34. Insegna storia e filosofia al D’Annunzio, istituto privato ben noto a Roma nord che è anche scuola “di recupero”: chi deve ripetere l’anno qui può farne due in uno e sostenere l’esame di idoneità. Insomma ci sono anche studenti problematici che abbisognano di maggiore attenzione.

È così professore?

“In un certo senso è così; ma bisogna tener conto che ognuno ha la sua storia, personale e familiare. Ergo, un anno scolastico dalla prognosi infausta non è sempre imputabile solo allo studente…”.

Nell’era degli smartphone, dei “social”, come si fa a catturare l’attenzione dei ragazzi su Caporetto, i moti carbonari, il Sacro Romano Impero o il Simposio di Platone?

“La storia, specie quella contemporanea, si può attualizzare, rapportare ad oggi. In questo modo riesco ad interessare i ragazzi. La storia ci mostra da dove veniamo. Idem per la filosofia: mostrare agli studenti che già anni, secoli fa ci si facevano domande sulla vita, sulla natura umana… Beh, smartphone o non smartphone (che peraltro uso anch’io e anche lei) la “faccenda” si fa interessante…!”

Lo studente “2019 edition”: sognatore? Più o meno ingenuo di chi l’ha preceduto? Fa programmi per il futuro? Lo teme, il futuro?

“Sognatore sicuramente sì. Ingenuo? Beh, diciamo che oggi i ragazzi si informano prevalentemente sui social e spesso e volentieri nella Rete ci restano impigliati. Qualcuno non discerne tra la notizia e la “fake”. Il futuro non lo temono: in fondo questa generazione è già “fuori” dalla crisi. Programmi a lungo termine non ne fanno ma anch’io non ne facevo…”.

Un “prof” under 35 non rischia di diventare fratello maggiore, confidente, amico… insomma studente tra gli studenti?

“Basta fare attenzione: parlo con i ragazzi, ascolto le loro storie personali anche da pari a pari. Ma le regole sono regole, i ruoli sono ruoli: io resto il docente e loro i discenti. Una regola su tutte: i risultati si ottengono con impegno, sacrificio, metodo”.

Stato e scuola: cosa non ha fatto il “Palazzo” negli ultimi decenni per una scuola migliore?

“Non ha mai investito con regolarità sulla formazione dei docenti. Qualche buona legge c’è stata ma poi, legislatura dopo legislatura, molte buone idee sono state rimesse nei cassetti… Chi forma si deve formare, non si scappa”.

L’intervista è finita, la scuola continua. È la nostra storia; il nostro futuro.

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