EDITORIALE DI ARMANDO: “Adolescenza una diversità da rispettare”

ADOLESCENZA, UNA DIVERSITÀ DA RISPETTARE

Diversità; e differenza. Be Different pone sempre l’attenzione su questo aspetto perché se impariamo a conoscerle, le differenze, miglioreremo di moltissimo la nostra vita personale e sociale.

Le diversità sono sempre state oggetto di discussione, lotte politiche, convenienze sociali ed economiche ed oggi, passo dopo passo, stiamo imparando a rispettare le diverse etnie, religioni, tendenze sessuali, disabilità e differenze generazionali.

C’è però una categoria tuttora snobbata; più che snobbata evitata, un po’ per timore, un po’ perché non riusciamo a “leggerla”, a capirla. Parlo dell’adolescenza. E parlo di loro, degli adolescenti.

Adolescenza viene dal latino adolescentia, derivato dal verbo adolescĕre, crescere, da alĕre, ‘nutrire.

Quello che ride, urla, piange, contrasta, scappa, s’incazza, s’innamora, osa, vive e muore. Quello confuso, molto confuso e questo proprio perché è voglioso d’imparare e nonostante tutti questi contrasti, è sempre puro. Puro quando sbaglia, ride, s’incazza, aiuta, impara, vive o decide di morire. Talmente puro e voglioso d’imparare che si fida degli adulti tanto da imparare, lavorare, ribellarsi, fumare e drogarsi perché se lo fanno i grandi… perché non anche “lui”? Come posiamo puntare il dito contro i ragazzi che si accalcano (oggi diciamo “assembrano” perché il verbo “assembrare” e “assembrarsi” è diventato un atto delittuoso più del furto, della rapina, delle lesioni personali) con le mascherine fuori dal centro commerciale per comprare l’ultima Nike di tendenza, quando addirittura il nostro primo ministro, estensore e firmatario degli ormai celebri “Dpcm” (accolti con entusiasmo da alcuni e con rabbia e rassegnazione da altri), si fa fotografare attorniato – assembrato – da centinaia di giornalisti? Come possiamo biasimare, condannare i “teen” quando rubacchiano, fumano o spacciano quando siamo noi “grandi”, spesso e volentieri, ad insegnar loro il “mestiere”?

I giovani sono diversi. Una delle differenze più vistose è il loro convincimento di essere immortali. Ci credono talmente (non nel conscio ma assai nell’inconscio) che si sentono in diritto (e anche in dovere) di osare, di sfidare la paura, di rompere le regole, comprese quelle del cosiddetto “buon senso”: roba da adulti, roba da buttare via solo perché è di una o due generazioni fa (qualche volta, ahinoi, hanno ragione loro). Osare, sfidare lo status quo per costruire altri scenari e cambiare il mondo. Cambiarlo nel bene e nel male.

Per esempio la pandemia: l’emergenza per gli adolescenti non è sempre un’emergenza anche per colpa degli adulti, dei “grandi” (diciamolo meglio: dei vecchi) che sono i primi a predicare bene e razzolare male. Razzolare o, peggio, lucrare un po’ sulla paura, sul panico. Qualcuno l’ha fatto; qualcuno lo fa. Smettiamo di colpevolizzarli i nostri ragazzi; i nostri adolescenti. Perché convincerli a non drogarsi e a rispettare mille regole, a sopportare le mille limitazioni dell’emergenza Covid che noi stessi, appena possibile, violiamo? Dobbiamo imparare a rispettarli, i “teen”, in quanto tali ed amarli soprattutto quando si divertono perché se non ci si diverte a quell’età…  Insisto: profondo, profondissimo rispetto. Mi viene in mente un racconto che mi fece un mio amico, disperato allorché apprese che il figlio adolescente era gay. Gli disse: “Figlio mio, sei sicuro? Rispetto la tua scelta, la rispetterò per sempre, ma se mi ami concedimi una prova: una volta, una sola, prova ad andare con una donna per capire meglio ed esser più sicuro. Il figlio gli rispose così: “Papà, per amor tuo lo farò. Promesso. Ma se mi ami anche tu, solo per una volta e per sicurezza prova ad andare con un uomo ed io ti rispetterò per sempre”.

Bastò questo per far aprire gli occhi a quel padre; uno dei tanti, perché tanti padri e tante madri vedono i loro figli ma non li guardano, li sentino ma non li ascoltano. Aprire gli occhi e comprendere che l’unico modo per amare l’altro (figli compresi) consiste nel rispettare la sua diversità.

I giovani sbagliano, certo che sbagliano. Lo fanno mille volte, diecimila, centomila; sbagliamo anche noi che giovani lo eravamo (chi fino a ieri, chi fino all’altroieri, chi un po’ più… addietro). Loro sbagliano ma la colpa, spesso e volentieri, è nostra. Perché noi abbiamo provato a convincerli che le nostre idee, solo le nostre, erano quelle giuste. Ergo, troppe volte abbiamo provato a farli crescere come noi, a comportarci come noi. “Non mi deludere, non prendere altre strade; l’unica strada giusta è quella che ho fatto io; se svolti altrove ti perdi. Se ti perdi, peggio per te…”

Qualcuno l’ha fatto; l’ha detto. Qualcuno, ancora, lo fa e lo dice. Approfittando della purezza che, da che mondo è mondo, ammanta l’adolescenza.

Ebbene, ecco la notizia: la strada si può cambiare. E la prima “mossa” dobbiamo farla proprio noi adulti.

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