EVENTS&FRIENDS: “Babbo Natale esiste”

“Babbo Natale esiste”

CI CREDEVI DA BAMBINO, POI SEI DIVENTATO GRANDE E QUINDI…
BEH, SE DIVENTARE GRANDI SIGNIFICA SMETTERE DI SOGNARE, SMETTERE DI “VOLARE” CON L’IMMAGINAZIONE, ALLORA MEGLIO ESSERE UN ETERNO PETER PAN, ALMENO QUANDO SI SCARTANO I REGALI. LA SOLUZIONE? ECCOLA: CRESCETE PURE MA NON DIMENTICATE – NON DIMENTICATELO MAI – CHE LA FANTASIA, LA MAGIA POSSONO RESTARE SEMPRE CON VOI. SE VI SERVE UN “AIUTINO” LO AVRETE TRA NON MOLTO, PERCHÉ BABBO NATALE QUEST’ANNO ARRIVERÀ A ROMA! DOVE? BEH, LE SORPRESE SVELATE SONO SORPRESE ROVINATE…

 

di Roberto Fantauzzi

La domanda è: come fa? È corpulento e pure piuttosto anziano. Abita in Lapponia dove si muore di freddo nove mesi su dodici. Ha una lista lunga mille chilometri di bambini e bambine che vivono nei cinque continenti e che aspettano con ansia il suo arrivo. Proviamo a fare un po’ di conti: siamo quasi otto miliardi tra uomini, donne e, ovviamente, bambini. I bambini quanti sono? Tre miliardi? Due? Quattro? Comunque tanti, troppi. Sono tutti lì, allineati ed emozionati, la notte della Vigilia; con il pigiama rosso scrutano il caminetto e si chiedono, ogni volta: ma come farà? Ci passerà nel comignolo? Io sono l’ultimo o il primo della lista? Se a mezzanotte porterà i doni a me, che vivo a Roma, a che ora arriverà dai bimbi di Wellington in Nuova Zelanda?

Domande che lasciano il tempo che trovano, perché la risposta è una sola. Sì, ce la farà. Sarà a Wellington a mezzanotte e sarà, alla stessa ora, sui tetti di Roma, di New York, di Parigi, di Londra, Mosca, Kyoto, Canicattì.

I bambini poi diventano grandi; diventano ragazzi e ragazze, poi uomini e donne e poi… Poi non cambia niente o, quanto meno, non dovrebbe: uomini e donne anche a 20 anni, ancor più dopo i 100 sono capaci, capacissimi di sognare, di nuotare nella fantasia, nelle fiabe. Capaci di dimenticare che i comignoli sono troppo stretti e anche che Wellington sta agli antipodi di Roma. Dimenticando tutto questo, i “grandi” possono smettere, almeno per un po’, di preoccuparsi delle scadenze, di quel lavoro non ancora finito e del “capo” che dietro l’angolo sta preparando il cazziatone. “Che mi importa? Lo dico a Babbo Natale, poi vedremo…!”

Eccolo Santa Claus che sfreccia tra le stelle con la sua slitta stracarica di pacchi; tre, quattro miliardi di pacchi in una slitta poco più grande della culla da poco riposta in soffitta. Io ci credo, e ce ne sono molti come me, siamo tantissimi, ne sono certo. Tantissimi, sì. Magari sappiamo bene che Babbo Natale è solo un sogno ma i sogni, come le fiabe, ci piacciono ancora.

Proprio per questo col mio staff abbiamo partorito un sogno, quello nostro: Christmas World. La Location? A Roma naturalmente (non è dato ancora sapere dove). D’altronde se non fosse una sorpresa che dono sarebbe? Ma qualcosa possiamo spoilerarlo. Oh “my God”, ci sono caduto anch’io! Spoilerare? Che vuol dire? Sussurrare all’orecchio, meglio. Lungo una superficie di migliaia di mq saranno riprodotte le più belle piazze del Mondo “vestite” di Natale. D’altronde se qualcuno si preoccupa di non farci viaggiare con gli “Aironi a motore”, nessuno potrà impedirci di volare lontano con la fantasia.

La Torre Eiffel, la Statua della Libertà, il Big Ben, la Porta di Brandeburgo, Il Senbon Torii, la Piazza Rossa con la gigantesca Cattedrale di San Basilio e ovviamente l’immancabile, la nostra, più nostra che mai Piazza

Navona. Opere d’arte luminose alte 10, 15, 20 metri, tutte rigorosamente realizzate da artisti italiani. Ma no, le fanno già a Zigong in Cina! “Eh vabbè – così sussurra spesso mia figlia Greta dopo che ha fatto cadere l’ennesimo piatto –: vabbé, per una volta saremo noi a copiare. Come si dice? Chi la fa l’aspetti…!”.

Detto fatto: la fantasia, quella nostra, ora la posiamo toccare; ci possiamo camminare sopra. Babbo Natale esiste o non esiste? Dipende da noi; lo decidiamo noi.
“Il compito dell’adulto è far rivivere il bambino che è dentro di sé” (Stephen Littleword). Forse mi sarebbe bastato citarlo per “spiegare” il nostro progetto visionario. Il percorso espositivo di Christmas World quindi (per chi non l’avesse capito) si snoderà tra le atmosfere natalizie dei diversi Paesi sparsi nei cinque Continenti. Incontreremo, come detto, i monumenti iconici delle varie città e cammineremo per qualche ora nel “villaggio” in cui per incontrare Babbo si dovrà varcare la porta di immensi pacchi regalo completi di fiocco e coccarda. Pacchi, naturalmente pieni, straboccanti di sorprese. A Natale si usa gironzolare tra le vetrine nelle strade e nelle piazze delle nostre città. In Christmas World potremo fare una capatina al mercato di Portobello Road e poi, senza troppa fatica, raggiungere il Rockfeller Center per pattinare a New York; da Londra alla Grande Mela senza passare dall’aeroporto: per Babbo Natale è ordinaria amministrazione; adesso lo sarà anche per noi, slitta o non slitta. Poi di nuovo l’Europa: andremo a Parigi ma un minuto dopo raggiungeremo Mosca. Il freddo si farà pungente ma ci abitueremo presto, tanto da “volare” al Santa Claus Village; sì, in Lapponia, per poi berci una birra all’Oktoberfest proprio davanti la Porta di Brandeburgo. Il viaggio proseguirà, attraversando oceani e catene montuose come nulla fosse; andremo a Kyoto ad assaporare il cibo della vera tradizione (il Nigiri non rende onore ai maestri Chef Giapponesi). Non solo gioco, ve lo promettiamo: ci sarà un giusto compromesso con la cultura, cultura che non fa mai male e che (se “fatta” e non solo raccontata) fa pure… un po’ figo. Insieme alle Ambasciate, non a caso, stiamo studiando iniziative per avvicinare gli spettatori ad usi e costumi di paesi al là delle Alpi o del Mediterraneo.

Le fiabe ce le raccontiamo da soli ogni giorno, ogni sera, quando chiudiamo gli occhi per un minuto e immaginiamo un mondo che credevamo sparito, seppellito nei ricordi di un’infanzia che è finita troppo presto. Invece no, non è finita. Siamo diventati grandi ma siamo sempre noi. Ergo, la fiaba continua, perché la fiaba siamo noi. Tra non molto arriveremo al Natale, succede a dicembre, succede ogni anno. Quest’anno abbiamo lavorato, ho lavorato proprio su questo: rendere la magia, il sogno, la fantasia alla portata di tutti; alla portata di chi crede ancora a Babbo Natale e anche alla portata di chi crede di non crederci più ma che invece… invece, Christmas World.

Di più: Babbo Natale è qui, l’ho convocato senza passare dal suo ufficio stampa (ce l’avrà anche lui un ufficio stampa?). Sta aspettando le mie domande. Ebbene sì, ecco a voi una piccola intervista a dir poco inedita.

Babbo non sei stanco? Non sei stufo di dover lavorare giorno e notte per fabbricare giocattoli e doni per grandi e piccini senza distinguere – mai – tra chi li meriterebbe davvero e chi no?

“No, ancora non mi sono stancato. Sarà perché il bello del mio “lavoro” è proprio questo: muoversi tra la realtà e la fantasia, esistere e non esistere ma comunque “tornare” puntualmente ogni anno. Tornare anche per tutti quegli “ex bambini” che non riescono più a vedermi… Fare regali, si sa, è più piacevole che riceverli. C’è chi non li merita? Beh, no: anche i più aridi possono “guarire” sciogliendo un fiocco…! Ci lasciamo alle spalle due anni difficili. Mai come ora abbiamo bisogno di riprendere in mano noi stessi, fuggire dalla realtà per rifugiarsi nei sogni. Si può fare in ogni momento, a 5 anni come a 80. Sei d’accordo?

“Si può fare specialmente da grandi, specialmente “dopo”. Dopo i 30, dopo i 40, dopo gli 80…! Ai bambini viene naturale: la magia – se manca – sono in grado di crearsela da soli. Siamo noi adulti, noi “musoni” che dobbiamo rimetterci in gioco”.

Dovessimo essere noi, noi tutti, grandi e piccini a doverti fare un dono… Cosa vorresti ricevere?
“Regalatemi i vostri sogni: quelli più sinceri, quelli più ottimistici. Quelli che fate ogni notte e ogni giorno ma che – troppo spesso – vi vergognate di raccontare…!”.

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