MATTEO PEPE: RINCORRO I MIEI SOGNI CON CORAGGIO E FORZA

Spavaldo, sicuro di sé e preparato, Matteo ha scelto di sentirsi realizzato e felice. Ha quindi intrapreso un percorso non facile, fatto di cad di ciò che si fa. Pronti a salire sulle montagne russe con lui?

Di Alessandra Giancola

Sono Matteo, anche se molte persone mi conoscono come Jonas. Ad oggi sono un laureando in Scienze Politiche all’Università Roma Tre, anche se per anni ho quasi denigrato il percorso universitario nel tentativo di rincorrere qualcosa di più grande, qualcosa che sentissi davvero mio. In una generazione che cerca continuamente il famoso “posto sicuro” ho scelto una strada molto più incerta, rischiosa e lontana da quella che continuamente viene definita “comfort zone”. Per questo motivo, a soli 18 anni, presi una decisione folle quanto significativa: investire tutto su me stesso, con le poche risorse di cui disponevo e iniziare il mio percorso da modello. Un percorso che col tempo mi ha portato a lavorare con brand internazionali come Erreà, AS Roma, Nomination e a vivere esperienze in paesi come la Cina e Bali. Eppure, a un certo punto, qualcuno mi disse una frase che mi cambiò completamente prospettiva: “Matteo, di belli ce ne sono tanti… Forse anche più belli di te. Ma tu, dietro l’obiettivo, devi comunicare qualcosa.” Da quel momento capii che un bel viso non sarebbe mai bastato. Dovevo imparare a trasmettere emozioni, pensieri, verità. Dovevo imparare a esprimermi davvero.

In che modo hai messo in pratica questo prezioso consiglio?

Ho iniziato a dare un senso a ogni scatto, a ogni posa, a ogni istante vissuto davanti a un obiettivo. E proprio per cercare un modo più profondo per comunicare, è arrivata la recitazione. Lì ho capito che non volevo soltanto essere visto, volevo raccontare qualcosa. Volevo lasciare qualcosa.

Quali esperienze hai vissuto prima di concentrarti su questo obiettivo?

La televisione. Ho partecipato al format tv Grande Fratello, che ha amplificato enormemente la mia esposizione pubblica, ma soprattutto mi ha fatto comprendere quanto le persone abbiano bisogno di sentirsi ascoltate, comprese e viste davvero, al di là dell’immagine. Da lì nasce anche il mio percorso da mental coach e nella crescita personale. Oggi lavoro con persone che vogliono migliorare aspetti della loro vita come autostima, ansia, gestione dei pensieri negativi, paura del giudizio e mancanza di direzione. Non mi sostituisco a figure professionali che lavorano su aspetti clinici o terapeutici, ma cerco di aiutare le persone a guardarsi meglio, a comprendersi di più e a smettere di sentirsi sbagliate.

Il bilancio è solo roseo?

Ovviamente no. Nel mio percorso ho avuto tanti successi quanti fallimenti. E oggi posso dire con serenità che queste due cose vivono in simbiosi. Perché il fallimento, per quanto faccia paura, è spesso una delle forme più profonde di crescita. Molte persone mi parlano continuamente di “piano B”, quasi come fosse obbligatorio averne uno. Ma la verità è che io non ho mai vissuto davvero con un piano B. Ho sempre cercato di dare tutto a coloro che amo, credendo profondamente nel sogno che coltivo fin da bambino: riuscire un giorno a lasciare un segno nel mondo della comunicazione, dello spettacolo, del cinema e soprattutto delle persone.

Dunque è questo il tuo messaggio più importante da donare ai nostri lettori?

Sì! Quando arrivi al punto di accettare che non esiste una scorciatoia inizia in quel preciso istante, di svolta e di consapevolezza, la strada della fatica, della preparazione e dell’impegno. A quel punto il tuo compito non è più chiederti “se” accadrà ma quando perché se lo puoi immaginare, se lo puoi visionare, significa che esiste.

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