MUSICA: “Eminem”

“Eminem: Revival non troppo… vitale”

 

Il Dio del rap – così si è definito lui anni fa – è tornato a quarantasei anni con il suo nono (e ultimo) album in studio. E, per la prima volta, Slim Shady incontrerà il pubblico italiano. 

Di Giacomo Ruben Martini

 

Sono lontani i tempi in cui Eminem era qualcosa di attuale. Parliamo di anni in cui la musica si ascoltava mettendo su Mtv e non andando su #tendenze nella home di YouTube. Anni in cui essere rapper non era un discorso legato esclusivamente allo stile di vita ma alle proprie lotte personali, anni in cui la cultura hip hop era popolare perché era voce del popolo e intrattenimento. Ed Eminem, il bianco che faceva rap, cavalcava questa popolarità che pareva smisurata ed eterna.

Tanto eterna che a quarant’anni suonati era ancora nelle top charts e vinceva Grammies, tra cui quello per il miglior album dell’anno (The Marshall Mathers LP 2 del 2013).

Ora è uscito un nuovo album ed è in programma un tour che per la prima volta avrà una tappa italiana, a Milano; i biglietti sono esauriti in un battibaleno e c’è tanta gente disposta a comprarli per cifre a tre zeri. Eppure rispetto ai suoi standard (ha venduto qualcosa come 180 milioni di dischi) Revival, il nuovo album, è passato un po’ in sordina, anche se rimane sempre in classifica. Come mai? Sicuramente perché il rap si è evoluto e c’è questa ondata di trap partita da Atlanta e che ha soppiantato tutto ciò che c’era prima. Ma anche perché Revival non è un album bello come i precedenti. Prendiamo ad esempio The Marshall Mathers: anticipato da quattro singoli micidiali, tra cui Rap God in cui aveva un flow da 200 all’ora e Monster con Rihanna, che poi ha vinto il Grammy come singolo.

Revival è stato anticipato da Walk on Water, in cui c’è la meravigliosa Beyoncé. È un brano molto significativo e personale, ma non è un singolo incisivo, senza la tipica aggressività di Eminem. Se non avessi riconosciuto la sua voce nasale, avrei pensato si trattasse di Macklemore!

Stesso discorso per il secondo singolo, River, con Ed Sheeran. Una canzone che avrebbe più senso senza Eminem, data anche la base assai scialba.

Ma se pensate che quest’album sia totalmente da dimenticare, sbagliate: ascoltando brani come Untouchable ci si ricrede. La base è old school, ma ha anche parti sincopate. E anche Eminem è cazzuto! Stesso discorso per Nowhere Fast, con la cantante Kehlani: base energica, flow aggressivo e cantato pop che spezza. Bella anche Framed, sebbene il testo sia fin troppo provocatorio. Eminem sa ancora fare rap, ma come annuncia nel brano Castle, questo è il suo ultimo atto. Se non è disposto a fare album solo per i suoi fan e per suonare dal vivo, allora forse è la scelta migliore: è rimasto ben poco spazio per Eminem.

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