SESSUOLOGO:”Adeguarci alle categorie o adeguare le categorie?”

Adeguarci alle categorie o adeguare le categorie? Sesso, gender fluid e pansessualità.

I fenomeni biologici sono tutt’altro che lineari e univoci. Classificazioni e categorie non sono altro che il tentativo della mente umana di comprenderne e semplificarne la complessità.

 

A cura del Dott. Daniele Bonanno 

Nella storia evolutiva sono gli organismi con riproduzione sessuata ad aver raggiunto il maggior livello di differenziazione ed eterogeneità grazie alla mescolanza dei genomi. La diversità è quindi frutto dell’evoluzione e da un punto di vista biologico è il sesso stesso a far sì che non possa esistere un individuo identico ad un altro. In un certo senso la caratteristica che più accomuna ogni essere umano è proprio la sua unicità. A partire dal codice genetico fino a quelle caratteristiche biometriche come l’iride o l’impronta digitale che i moderni smartphone utilizzano per riconoscerci. Se poi consideriamo la sfera psicologica e soggettiva diviene ancor più evidente quanto unica e irripetibile sia la nostra esistenza. Persino uno stesso individuo, preso in momenti diversi, non può essere identico a sé stesso, continuamente rinnovato dal flusso dell’esperienza.

Oltre alla componente istintiva, la sessualità umana si articola attraverso dimensioni emotive, cognitive, relazionali e sociali. Come potrebbero norme e categorie standardizzate contenere la sfaccettata complessità delle dinamiche affettive e sessuali?

Eppure assistiamo da anni alla paradossale pretesa di voler adeguare l’essere umano alle categorie che culturalmente lo rappresentano. Sarebbe certo più logico ripensare le categorie così da renderle pienamente comprensive e rappresentative della realtà umana.

Oggi è lo stesso concetto di “genere” e di binarietà maschio/femmina a chiederci una maggiore flessibilità, non essendosi dimostrato in grado di rappresentare il senso di identità di molte persone. La cultura Queer nasce proprio dal rifiuto di doversi conformare ad etichette prestabilite riguardo al sesso, al genere e all’orientamento sessuale. Pensando a un individuo che non corrisponda a un’identità maschile né femminile ci si riferisce spesso in modo erroneo alla persona transessuale. Se è vero che la transessualità comporta il non riconoscersi nel sesso biologico e assegnato alla nascita, essa si basa però sull’identificazione con il genere opposto. Di qui d’altronde la necessità di adeguare chirurgicamente il corpo sentendosi donna in un corpo di uomo o viceversa.

Va invece distinta la realtà transgender, in cui la persona non si sente univocamente maschio o femmina. Qui non è il corpo a essere difforme dal proprio sentire ma sono le categorie maschio/femmina a essere inadatte a rappresentare un’identità di genere non-binaria. In questo caso è il cambiamento sociale e culturale a poter “fare la differenza”. Un cambiamento in questo caso più semplice e indolore di quello chirurgico ma che al momento sembra restare la sfida più ardua.

Il moderno concetto di “gender fluid” descrive la natura dinamica di uno stesso individuo dal punto di vista del genere.

Il superamento di un modello binario maschio/femmina rende d’altronde necessario rivedere i termini dell’orientamento sessuale, dove la distinzione tra etero, omo e bisessualità resta di fatto basata su una concezione duale. Se le sfumature del genere sono molteplici lo sono allora anche i possibili orientamenti sessuali. Ecco quindi il concetto di “pansessualità” che descrive il potenziale interesse affettivo e/o sessuale per qualsiasi persona, indipendentemente dal sesso e dal genere, includendo quindi questa volta anche le persone di genere non-binario.

Già nel 1977 Mario Mieli parlava di pansessualità sostenendo che l’essere umano è sostanzialmente un essere “completo” (polimorfo), che nasce con tutte le “opzioni” aperte, le quali vengono poi represse selettivamente da quella che l’autore chiamava “educastrazione”. Una posizione lungimirante e senza dubbio valida anche evitando una sua generalizzazione.

Il passaggio di questi termini dalle riflessioni scientifico-culturali e di nicchia ad una più ampia risonanza mediatica e mainstream è arrivata più recentemente quando a dichiararsi pansessuali e di genere non-binario sono state celebrità come Demi Lovato e prima ancora Miley Cyrus dichiarando: “Mi va di fare a letto qualunque cosa con chiunque di qualunque sesso e orientamento, basta che siano atti consenzienti”. Un’affermazione che suona in fondo serena e consapevole più che provocatoria.

Difficile dire se al netto dei condizionamenti culturali ognuno di noi potrebbe pensarla in questo stesso modo ma ci basti sapere che per un numero significativo di persone ciò è del tutto naturale, non percependo alcun vincolo prestabilito alla propria possibilità di amare e di vivere il sesso. Ciò significa che il ripensare le nostre passate convinzioni riguardo al genere e all’orientamento sessuale non è una moda o un vezzo del momento e nemmeno un mero tributo al politicamente corretto. Si tratta di comprendere, accettare e rispettare nel modo più completo e prioritario possibile la nostra stessa natura.

 

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