PROTAGONISTI: Totò Gallo

Totò Gallo, una vita per il cinema

 

Dagli esordi, giovanissimo, come attore di pubblicità fino agli incontri che hanno cambiato la sua vita. Totò Gallo riavvolge il nastro delle pellicole più importanti per cui ha lavorato e ripercorre le tappe della sua lunga e avventurosa carriera come Organizzatore Generale. Il suo sogno? Lavorare ancora con Pupi Avati.

 

Il suo lavoro è fondamentale per la buona riuscita di un film, e dopo una vita intera vissuta nel mondo del cinema come “Organizzatore”, ovvero come dirigente chiave durante le operazioni dentro e fuori dai set, Totò Gallo ha davvero molto da raccontare. La sua voce energica trasmette tutta la serietà e la passione che sono necessarie per costruire le fondamenta di un film, dai contatti con le varie location agli accordi con gli attori e con tutte le maestranze, fino alla preparazione di un piano di lavorazione, che comprende anche il budget che, anche se limitato, deve bastare per realizzare un prodotto di prima qualità. Cresciuto con il profumo del vero cinema fin da bambino, perché compagno di classe dalle elementari di Christian De Sica e di Robertino Rossellini e ancora fraterni amici, aveva quindici anni quando per scommessa in un bowling gli proposero di fare il testimonial per una famosa azienda di gelati. Da quel momento, dopo una serie di film e di spot, tra cui uno con Patty Pravo e un altro firmato dai Fratelli Taviani e nella parte del figlio di Alberto Sordi e Giulietta Masina in un film sul divorzio, la sua lunga gavetta è stata costellata da esperienze indimenticabili e da incontri decisivi.

Parlaci delle tappe più importanti della tua vita professionale.

“Incontrare Aurelio de Laurentiis è stato determinante. Ho lavorato per la sua Filmauro per realizzare pellicole cult come “Vacanze di Natale” ed “Anni Novanta”, ed è stato in quegli anni che ho imparato davvero il mestiere. Con Carlo Vanzina e la Video80 ho girato il mondo, e tra cinema e televisione abbiamo realizzato insieme più di venticinque progetti. Purtroppo se n’è andato giovane, e il mio grande rimpianto resta sempre quello di averlo perso troppo presto. Oltre al cinema c’è stata anche la televisione. A Napoli ho lavorato per “Un posto al sole”, che è stata una palestra molto importante.

Poi l’incontro con Pupi Avati.

“Dagli inizi degli anni duemila ho realizzato con lui otto film, tra cui “Dante”, che è il più recente, e il penultimo “Lei mi parla ancora”, dove Renato Pozzetto ha potuto dimostrare il suo talento drammatico. Con Avati spero di realizzare ancora altri film; nonostante i suoi ottantaquattro anni ha una forza e un ordine mentale come pochi”.

Da cosa parte il tuo lavoro?

“Dalla sceneggiatura. Una volta letto ed estrapolato tutto quello che serve, insieme con il regista, lo scenografo e il costumista e il direttore della fotografia, si comincia a preparare scena per scena tutto quello che occorre per realizzare il prodotto. Durante la lavorazione, proprio perché si lavora in gruppo, bisogna essere molto elastici, munirsi di pazienza, perché la troupe comprende svariate persone, dagli attori alle figure tecniche, e mettere tutti d’accordo non sempre è facile”.

Il successo di un film dipende dalla tua attività. Qual è la fase più difficile?

“Essendo il primo a lavorare sul progetto, quando inizia una nuova lavorazione, prima di veder realizzato ciò che ho preparato, c’è sempre un po’ d’ansia. La situazione si complica quando alcune riprese si svolgono in luoghi diversi e sono previsti trasferimenti. L’organizzazione è fondamentale per coordinare gli arrivi e le partenze degli attori, la spedizione dei macchinari. L’atmosfera si rilassa quando iniziano le riprese, perché alla fine collaborano tutti, a partire dal regista, che è il leader del film. Tuttavia è importante sottolineare che il mio lavoro, anche se svolto “dietro le quinte”, rappresenta il fulcro di tutto.

Qual è l’aspetto più piacevole del tuo lavoro?

“Sicuramente il senso di avventura, soprattutto quando devo andare in avanscoperta a visionare le location, per valutare i permessi, determinare i trasporti e la logistica per alloggiare tutta la troupe e attori. Ho sempre viaggiato moltissimo, sono stato in ogni parte del mondo, dall’Europa all’America, fino alla Polinesia e ai Caraibi”.

In che modo le nuove piattaforme streaming stanno cambiando il cinema?

“È un fenomeno in evoluzione, che offre la possibilità di realizzare tantissimi prodotti, anche se il fascino del grande schermo, con l’effetto del tuo vicino in sala che si emoziona, è tutta un’altra cosa. Per stimolare la gente a tornare al cinema confido nei progetti del Ministero della Cultura e dei settori dei grandi Major come la Rai e Medusa.

Cosa consigli ai giovani che vorrebbero fare il tuo mestiere?

“L’impegno prima di tutto, dato che è un mestiere faticoso, che richiede molte ore di lavoro. Nel cinema sono molte le figure professionali, e la prima cosa è dare un senso alla propria attitudine, capire quale canale scegliere, se quello della produzione, della scenografia, del suono, o dei costumi o della fotografia. A Roma abbiamo il Centro Sperimentale di Cinematografia, scuola di formazione superiore, un canale importantissimo per orientare i giovani su questo mondo.

Per concludere, hai un aneddoto divertente da raccontarci?

“Stavamo girando un film di Vanzina negli Usa. Dopo le riprese a volte cucinavo per la troupe. Bo Derek adorava i miei spaghetti, tanto che una sera, durante una puntata del “Maurizio Costanzo show”, ha decantato le mie doti culinarie”.

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