ARTE E CULTURA: Francesco Missoni

“La vera anima dell’opera è all’interno di essa”: a tu per tu con Francesco Missoni

 

Di Andrea Celesti

 

Quando si ha un cognome “ingombrante” ci si può sentire schiacciati dalle aspettative altrui e dalla responsabilità. Francesco Missoni, nipote di Rosita Missoni, fondatrice dell’omonima casa di moda, ha intrapreso un’altra strada: quella dell’arte. All’inizio solo un passatempo; poi la passione, la sperimentazione, la voglia di “crescere” l’hanno portato ad esporre le sue opere – patterns astratti, schemi geometrici pieni di movimento e di luce –  in giro per il mondo.

 

La passione per l’arte è un qualcosa che hai ereditato dalla tua famiglia?

“La famiglia Missoni lavora nel settore tessile da molti anni e le mie opere non sono altro che un telaio con una serie di tessuti che si intersecano. Sono cresciuto in mezzo ai macchinari e probabilmente la mia passione è nata proprio in quegli anni. Nel 2016 ho iniziato a fare i primi quadri per regalare qualcosa di diverso a Natale ai miei parenti. L‘idea è piaciuta a tutti, in particolare a mia nonna, e da lì è partito tutto. All’inizio era un hobby, nei primi quattro anni ho realizzato circa 16 opere. Poi è arrivata la pandemia e dopo il secondo lockdown ho deciso di intensificare l’attività. Ad aprile del 2020 ho provato a vendere i miei lavori e l’idea si è rivelata un successo. Oggi per farmi conoscere sfrutto molto i social, in particolare Instagram, dove posto le foto delle opere e vengo contattato dalle persone interessate”.

Da dove inizi per realizzare le tue creazioni?

“Per me l’opera è l’insieme. Inizio dal telaio, che vernicio con un colore specifico. Per me ogni quadro parte dall’interno, la vera anima, per poi sviluppare tutto il resto. Intreccio a mano strisce di carta colorate tirandole e fissandole con delle puntine sulla cornice di legno. Inizio dai lati per poi terminare al centro. In questa fase è molto importante la precisione per non arrivare alla fine con gli spazi vuoti. Con il tempo ho affinato la tecnica facendo diverse prove. Ho sperimentato strisce di carta di diversa larghezza. Il colore, naturalmente, è un elemento intrinseco in ogni mia opera. All’inizio usavo la resina per dare più resistenza, poi ho scoperto che mettendola sopra alle strisce i colori si accendevano e il quadro iniziava a prendere vita. Non soddisfatto, sono passato a sperimentare lasciando il raso riflettere la luce. Continuo a fare esperimenti con le luci a led, con cui ho realizzato un’edizione limitata di dieci esemplari, e a giocare con le dimensioni. L’obiettivo è quello di realizzare quadri sempre più grandi utilizzando le strisce di raso”.

Quali sono le tempistiche per realizzare un’opera?

“I quadri con una grandezza standard (40x40x4cm) richiedono un lavoro di 15-20 ore, mentre quelli più grandi anche una settimana. Mi piace lavorare di notte, è in questa che trovo la giusta ispirazione. Quando inizio l’opera entro in una sorta di meditazione senza accorgermi del tempo che passa. Se lascio un quadro a metà non riesco a dormire perché penso continuamente a come finirlo. Una volta terminato mi sento bene con me stesso. La parte più difficile è iniziare perché non ho un disegno davanti. Mi sforzo di pensare a un tema per poi riprodurlo nella maniera più fedele possibile. Un’altra parte difficile è la chiusura, con le strisce che devono essere allineate in maniera perfetta senza lasciare spazi vuoti”.

Le tue opere sono state esposte a Istanbul, Londra e adesso a Milano…

“A giugno 2021 ho esposto per la prima volta le mie opere a Istanbul. Per l’occasione, gli organizzatori hanno deciso di appenderle sui vetri delle stanze in modo da mostrare sia la parte dietro che quella davanti. A novembre dello stesso anno sono stati esposti altri quadri all’interno di un ristorante di Londra, mentre all’inizio di ottobre ho inaugurato una mostra a Milano (rimasta aperta fino al giorno 27), dove ho presentato al pubblico i nuovi lavori fatti con i nastri di raso. I visitatori rimangono sorpresi dalla precisione e dalle trame come se l’opera fosse realizzata con l’aiuto di un computer ma non è così. I complimenti della gente mi riempiono d’orgoglio e mi spingono a dare sempre il massimo”.

Alla mostra ‘La danza dei colori’ di Milano hai esposto opere di dimensioni maggiori realizzate con strisce di raso…

“Le grandi dimensioni sono una logica conseguenza. Stavo solo cercando un modo per arrivare a certe grandezze. Prima ero limitato dalla lunghezza dei nastri di carta che utilizzavo. Nel complesso occorre una settimana per completare un’opera di dimensioni 125×125. Questo perché una volta intrecciate le strisce si formano delle pieghe che vanno stirate bene. Di solito faccio passare 24 ore prima di riguardare il quadro; a seconda di come lo guardi e dalla luce che entra dalla finestra puoi notare delle pieghe diverse. Non di rado chiamo la mia ragazza per un parere “terzo”. La differenza rispetto alle opere precedenti è nella modalità di lavoro. In quelle di piccole dimensioni lavoravo per 15-20 ore seduto. In questo caso lavoro in piedi utilizzando strumenti di tessitura specifici ed è molto difficile superare le cinque ore di fila”.

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