BEST TEACHER: “Prof Luca Marfé “

“La storia fa sempre notizia”

 

Luca Marfé fa il “prof” ma fa soprattutto il giornalista. Napoletano, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Orientale di Napoli, ha insegnato Storia Contemporanea in Venezuela, segue la politica Usa tallonando da vicino Donald Trump e – a New York – è consulente e docente di Comunicazione. Scrive sul Mattino e su Vanity Fair. Nei ritagli di tempo, quando non è in aereo, si occupa di Laerte, Ciro e Gennaro che sono, rispettivamente, un figlio (il suo) e due gatti.

 

Questa volta il nostro “best teacher” si discosta un po’ dalla consuetudine: il “prof” Marfé non insegna in Italia e non fa solo il professore: “Su tutto, il padre e il giornalista”, ci dice.

E che giornalista: tallona da vicino “mr. President” per poi raccontare, da cronista navigato, la politica interna degli States. Un cittadino del mondo, un reporter che si muove con spigliatezza ovunque; uno che la storia la legge, la scrive ela vive in diretta. Poi la insegna. Dove? Al Dipartimento Italiano della Universidad Central de Venezuela (a Caracas), il più antico e prestigioso ateneo del Paese. Già, da quelle parti l’italiano lo studiano, il Belpaese piace, attrae.

Ironia della sorte: fino a qualche decennio fa il Venezuela era uno dei primi approdi per i migranti nostrani; migliaia di calabresi, lucani, campani negli Anni 50, 60 e 70 partirono armi (poche) e bagagli (pochi anche quelli) per cercare fortuna proprio lì. Ci vuol poco, gironzolando per il nostro meridione, ad accorgersene: nel Cilento, nel napoletano, nel potentino, sulla Sila il paesaggio è punteggiato di “Ristorante Caracas”, “Bar Maracaibo”, “Albergo Orinoco”… Sono di tutti quegli uomini (e quelle donne) che partirono con una valigia straripante di speranze per poi rientrare, trionfanti, con il titolo ambitissimo di “zio d’America”.

La storia è anche questo: è scambio di ruoli, capovolgimento di scenari. Oggi vinci, domani sei l’ultimo in classifica; ieri la fortuna era oltreoceano e domani – nello stesso luogo – troverai solo rimpianto, ricordi, sciagure…

Luca, come devo chiamarti? Professore? Avvocato? Reporter? Esploratore?

“Faccio in prevalenza il giornalista. Seguo Donald Trump, mi occupo della politica Usa; collaboro con Il Mattino di Napoli e non solo: per Vanity Fair scrivo di costume, viaggi, tendenze…”.

Sei anche appassionato di fotografia, di automobili, pallavolista e tennista di discreta caratura e poi professore di storia a Caracas e di comunicazione a New York. Il tempo libero dove lo trovi?

“Non ne trovo molto; quando ci riesco sto con Laerte, mio figlio. Mi divido tra Napoli, Roma e l’America. Laerte, girandolone per “motivi familiari”, parla già tre lingue. E questo vale, forse, anche per Ciro e Gennaro…!”.

Ciro e Gennaro sono i due mici di Luca, partenopei doc. Laerte, cinque anni, pur non avendo fatto “il militare a Cuneo” come il principe De Curtis, è comunque un grande viaggiatore (come il suo celebre omonimo, padre di Ulisse).

In Venezuela studiano la nostra lingua e amano l’Italia…

“Affermativo. L’italiano si studia molto e l’Italia si guarda con grande amore e curiosità.”.

Come sei arrivato a quella cattedra?

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