RITRATTO DI DONNA: Marisela Federici

“Le donne cha hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza”. Sono parole di Rita Levi Montalcini che oggi, nell’epoca dei selfie, dei ritocchi e dell’immagine al di sopra di tutto sembrano cadere nel vuoto. Fortunatamente non è per tutte così: in questa rubrica vi presenteremo donne che hanno idee, progetti, passioni. Più che apparire fanno; più fanno e più sono donne. È così anche per Marisela Federici

 

Marisela Federici: “Essere senza apparire? Quasi impossibile”

 

Marisela contessa e “regina”; regina dei salotti. Marisela padrona di casa impeccabile nella “Furibonda”, che non è uno stato d’animo ma la sua ben nota villa sulla via Appia.

Marisela Rivas Y Cardona, venezuelana di nascita e anche d’impeto (“Dopo tanti anni – mi dice – pur parlando italiano si sente il mio spagnolo, lingua che non posso e non voglio abbandonare”).

La sua storia la conosciamo in tanti: il nonno materno era Carlos Delgado Chalbaud, presidente del Venezuela, fatto assassinare dal dittatore Pérez Jiménez.

Fu in quei giorni che – lei aveva 6 anni – la sua famiglia abbandonò il paese sudamericano alla volta dell’Europa. Prima tappa la Spagna; anni dopo, il Belpaese.

 

Lasciarsi alle spalle la propria casa, il proprio Paese, tutto il proprio mondo all’improvviso. Quanta forza, quanto coraggio ci sono voluti?

“Ero piccola, forse non mi rendevo troppo conto. Ricordo che dissi tra me e me ‘Che bello, oggi  non si va in collegio…!”. a parte questo, senza dubbio è stata una ferita; ferita che ancora brucia. Ma l’amore per il Venezuela, il mio Venezuela, non si è minimamente spento”.

Marisela, a Roma, studierà alla Pro Deo (università privata che oggi non esiste più, rimpiazzata dalla Luiss). Vivrà la stagione della contestazione e, come tutte e tutti, attraverserà l’adolescenza con i suoi “alti” e i suoi “bassi”.

“Un’infanzia e un’adolescenza comunque privilegiate – mi dice –: abitavamo a via XXIV Maggio, due passi dal Quirinale, a Palazzo Mengarini Carandini”.

Tutti sanno che in quel palazzo vi sono anche gli appartamenti romani della famiglia Agnelli. Un palazzo che traspira storia, cultura e anche giornalismo di razza: qui abitò Luigi Albertini, celebre direttore del “Corsera” dal 1900 al 1921.

Un palazzo che, in un certo modo, ha “disegnato” gli incontri, le amicizie di Marisela, come quella solidissima tra lei e Suni (Susanna Agnelli).

Lasciamo stare le amicizie più o meno “importanti”, i salotti (soprattutto il suo) dove Marisela si muove e in un certo senso “fa muovere” quella Roma (e non solo Roma, ma il Paese tutto) che conta e che conterà… Tutto questo è risaputo, inutile dilungarsi.

Il gossip non fa per noi, concentriamoci invece sul “personaggio” Marisela, il suo carattere, i suoi sogni, le sue idee.

 

Domanda banale: più importante essere o apparire?

“Più che banale non ha molto senso: essere e apparire sono due verbi che devono necessariamente camminare insieme. Per far capire chi e come sei, cosa vuoi, cosa pensi, devi per forza presentarti in un modo che non può essere diverso dal… tuo. Inutile predicare che l’esteriore non conta. L’esteriore viene dall’interiore, da ‘dentro’. Dentro di me, o dentro di lei, ci sono passioni, sogni, progetti che vanno comunicati; le parole non bastano: si ‘parla’ anche con gli abiti, con la presenza, con i colori da indossare…”.

Chi la fa l’aspetti: dovevo aspettarmelo da Marisela, donna che – da sempre – non ama confondersi nel coro. Quando serve si fa sentire; sentire fuori dal coro. Sono un po’ in difficoltà, visto l’incipit di questa rubrica: “Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno bisogno…”.

“No, non ci siamo – esclama lei –: capisco quel che voleva dire la compianta Montalcini, ma resta il fatto che tutti noi, per essere, dobbiamo anche apparire. Vado fuori dal coro? Se c’è bisogno lo faccio; ovunque. Perché no? Si chiama libertà, uno dei pochi lussi che possiamo concederci anche senza essere dei ‘paperoni’”.

 

Pentito per la domanda, mi ributto nel gossip: il primo marito della contessa è stato l’egiziano Roger Tamraz, “mister Tamoil”. Dalla loro unione sono nati i due figli Margherita ed Eduardo. In seguito Marisela sposerà il conte Paolo Federici, scomparso nel 2016.

 

Può dare un consiglio a chi ha vent’anni oggi? Che differenze nota tra i suoi vent’anni e quelli di una ragazza del 2022?

“Lei chiede a me un consiglio a ragazzi e ragazze. A me che ho xx anni?” (Mi rivela la sua età –introvabile in Rete –ma io lascio le “X”, ndr)”.

Contessa, insisto: consigli? Differenze?

“Tornare a comunicare con gli occhi; scrivere con la penna. Oggi ci si ama e ci si lascia su Whatsapp, un vero orrore. Il gusto di scrivere e di leggere. Dal gusto al buon gusto: vestirsi, truccarsi, lasciare i jeans nell’armadio. Insomma guardarsi e parlarsi da vicino. Perché facciamo l’intervista al telefono? Non era meglio di persona, guardandosi negli occhi? Ma ormai ho capito che gli uomini hanno un po’ paura di me; sarà per il mio aspetto austero, la mia pettinatura che non invoglia ad avvicinarsi per scompigliare i capelli…”.

Marisela mi parla poi dell’amicizia alla quale – dichiara – non crede più. “E’ come una pianta – dice –. Va coltivata, innaffiata di continuo; una pianta che può anche farci soffrire. Talvolta è meglio la solitudine; il silenzio. Un silenzio da ascoltare e condividere”.

Già condividere. Condividere con chi si ama o con un amico, uno di quelli veri. Marisela dice no all’amicizia per dire che l’amicizia dev’essere sincera, trasparente, solida.

Marisela crede all’amicizia. Ma lo dice e lo canta a modo suo: fuori dal coro.

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