COPERTINA LUI: “Alessandro Egger”

Alessandro Egger: “Il successo? Non esiste. Ogni giorno si riparte da zero”

 

Modello di fama internazionale, serbo d’origine e italiano d’adozione, Alessandro ha girato il mondo per inseguire il suo sogno. Da Amsterdam a Londra, da Trento a Como, è approdato cinque anni fa a Milano, dando una svolta importante alla sua carriera. Oggi sfila per marchi come Versace e Dolce & Gabbana, ma la sua voglia di migliorarsi e di mettersi in gioco non si è mai spenta.

 

Di Beatrice Gentili

 

Alessandro, hai un background piuttosto ricco per un ragazzo di soli ventisei anni… Come si riesce alla tua età ad arrivare così in alto così in fretta?

È un percorso iniziato un po’ per caso. Il classico momento fortunato che arriva nella vita, ma che bisogna avere l’intelligenza di saper cogliere. Da piccolo, intorno ai tredici anni, iniziai lavorando qua e là per la tv e per il cinema. Finché, diversi anni fa, arrivato a Milano, mi sono imbattuto negli uffici di Versace e da lì tutto è cambiato. La moda si è trasformata nel mio principale lavoro. Nella mia vita.

Serbia, Olanda, Inghilterra, Italia…In questi anni hai girato moltissimo: quale città senti come casa tua?

Viaggiare mi è sempre piaciuto. Avendo una famiglia allargata ci siamo spostati di nazione in nazione, seguendo le nostre radici sparse per il mondo. Adoro quel tocco di internazionalità che ha saputo regalarmi tutto ciò: mi ha cambiato la vita. Hai modo di assorbire tante influenze, conoscere diverse realtà. È un training di preparazione utilissimo per chi in futuro si vuole interfacciare con un lavoro dinamico come quello del modello. Da quando cinque anni fa sono arrivato a Milano, però, sento di aver trovato la mia casa qui: è la dimensione dove mi sento più a mio agio.

Perché scegliesti Milano nel duemilatredici?

Volevo lanciarmi in una nuova avventura. Avevo iniziato con i lavori più semplici, prima il cameriere e poi il modello per il negozio Abercrombie & Fitch. È bastato quell’incontro negli uffici di Versace di cui parlavo per esplodere in pochissimo tempo. Sono finito dentro un vortice che girava alla velocità della luce, diviso tra le sfilate di Armani, Moncler, Dolce & Gabbana.

Cosa si prova a collaborare con brand di questo calibro?

È un’esperienza adrenalinica. Mi riempie di gratitudine ogni volta che ci penso. La cosa incredibile è che nella vita si è fortunati a poter già solo immaginare di fare una sfilata con uno di questi brand. Io con Dolce & Gabbana sono già alla decima e con Versace è il tredicesimo catalogo che facciamo insieme: i loro abiti vengono creati su di me.

Come si affronta a ventisei anni l’arrivo di tutto questo successo?

È difficile, ma ho avuto la fortuna di avere alle spalle, nonostante la mia giovane età, già tanta “gavetta” che mi ha aiutato a saper gestire un lavoro con questi ritmi. Anche se l’esperienza in tv diversa, ti insegna la dedizione, ma soprattutto come non farti raggirare da quello che c’è dietro questo mondo.

La tv è un sogno che hai abbandonato?

No, amo la recitazione, ma adesso sono più attento a selezionare i progetti. Vorrei internazionalizzarmi. La moda è d’aiuto anche in questo: nel mondo dello spettacolo non si può tralasciare il lato fashion. Pechino Express, nel duemiladiciassette, è stato un sogno a lungo desiderato e che si è avverato. Mi ha regalato un’esperienza che mi ha travolto in che quello che ho sempre fatto: sopravvivere. Purtroppo non è andata come speravo. Ma madre, la mia compagna di viaggio non ha saputo cogliere appieno lo spirito di questa avventura che così si è conclusa troppo presto. Se ci sarà un altro reality in serbo per me, vorrei affrontarlo da solo o con una persona con cui c’è maggior affiatamento.

Che ruolo ha avuto la tua famiglia nel tuo percorso?

È sempre rimasta distaccata dalla mia carriera e dai miei sogni. Immaginavano per me una strada diversa. D’altronde ho lasciato la mia città a diciassette anni, quando ero solo un ragazzino. Non mi sentivo più a casa. Ho imparato a cavarmela da solo fin da piccolo. Desideravo evadere e affermami per conto mio. Probabilmente quella in cui vivevo non era una realtà in cui mi rispecchiavo.

Che importanza dai alle tue radici?

Sono fondamentali. Porto con me i valori che mi sono stati insegnati, dal rispetto per l’ambiente all’onore. I ricordi della mia infanzia mi riportano lontano con la mente e con il corpo, quando ero con mia nonna. Sono cresciuto insieme a lei: la considero la mia seconda madre.

Su Instagram hai una schiera numerosissima di follower: quanto contano nel tuo lavoro i social?

Possiamo dire che sono il nostro biglietto da visita. So per certo che anche gli stilisti seguono i social. L’importante è curare il proprio profilo in maniera intelligente ma senza diventare degli utenti compulsivi. Io posto quello che mi piace e cerco di essere semplicemente me stesso.

Oggi ti senti felice?

Mi chiedo tutti i giorni se questa sia la mia strada oppure no. Ma quando mi guardo indietro e vedo tutto il percorso fatto, sorrido. Lavoro con dei grandi creativi che ogni giorno rappresentano una grande fonte d’ispirazione per me. Tuttavia non si vive di gloria: ciascun traguardo regala un momento di felicità, ma il giorno dopo si torna a lavorare e si riparte da zero.

Il tuo prossimo obiettivo?

Mi piacerebbe collaborare con brand come Moschino o Philipp Plein. La loro filosofia è dare il massimo. Vorrei spostarmi dall’Italia e andare a lavorare a Parigi, New York o Los Angeles. Avrei l’opportunità di essere scattato da quei guru della fotografia che con le loro campagne creative e sovversive hanno stravolto le idee più tradizionali.

Qual è il marchio di fabbrica di Alessandro Egger?

Credo la mia poliedricità. Mi adatto a diversi settori e amo tutto quello che faccio. Sono abituato a sentirmi dire dagli altri che si vede nitidamente la mia energia.

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