BEST TEACHER:”Prof.r Biferali”

“Siate curiosi: il mondo, da voi, non si aspetta altro”

 

Il professor Biferali è nato nel 1988 a Roma; qui insegna italiano e storia in un liceo. Dice che il contatto con gli studenti gli fa vedere la realtà con occhi diversi e gli fa riscoprire le emozioni nella loro semplicità e purezza. Questo gli consente di seguire e arricchire di spunti creativi la sua grande passione: raccontare – e scrivere – storie.

Di Anna Lù Passerini

Ho incontrato il prof Biferali nei pressi del MAXXI in un pomeriggio che pareva primaverile. Con i suoi modi caldi e suadenti mi ha accompagnato nel sorprendente viaggio che lo ha condotto nella scuola dove è rimasto coinvolto dalla leggerezza delle emozioni e dei pensieri dei ragazzi.

Professore e scrittore: ha pubblicato “A Roma con Nanni Moretti” una sorta di diario di viaggio. Il suo romanzo d’esordio “L’amore a vent’anni” ha concorso al Premio Strega ed è stato seguito da “Il romanzo dell’anno”. Durante il lockdown ha scritto una guida tascabile per i maniaci delle serie tv. Vuole trasmettere ai suoi allievi la curiosità e l’entusiasmo di conoscere il mondo che li circonda, l’amore per la letteratura, per la discussione, l’arte, la musica.

Professore da bambino ha mai pensato che un giorno sarebbe stato sull’altro lato della cattedra? 

Avendo una madre insegnante non ci pensavo: ho sempre avuto il terrore di quel mondo lì, perché mi sembrava un mondo troppo adulto, crudele, a tratti spietato che ancora oggi, talvolta, percepisco come una realtà molto lontana dalla mia. Però quando è capitata l’occasione l’ho presa come un modo in più per conoscere me stesso attraverso gli altri; penso che gli adolescenti siano stimolanti, mi aiutano a riscoprire me stesso sotto una nuova luce.

Qual è il suo segreto per catturare – o addirittura entusiasmare –i suoi studenti?

Non so se esiste un metodo, sicuramente insegno qualcosa che mi piace. Quando “racconto” la letteratura lo faccio con piacere, con passione, sentimenti che non mancano mai, sia quando scrivo che quando spiego. Sono convinto che il segreto non sia nell’argomento che tratti, ma in come lo tratti. 

Per accendere l’attenzione cerco sempre di trovare un collegamento con la realtà che noi viviamo e percepiamo oggi, per raccontare i romanzi e gli autori classici appartenenti ad un altro secolo e ad un altro contesto storico.

Insomma il metodo più giusto è quello di parlare di ciò che ci piace: così facendo non si può non essere coinvolgenti e accattivanti.

Nei libri che scrive quanto c’è del confronto che ha con i ragazzi?

Nei miei primi due romanzi poco, perché li ho scritti prima di iniziare ad insegnare.

Ora, però, mi sono reso conto che i ragazzi mi fanno entrare ogni giorno in contatto con una parte di me che pensavo di aver perduto per strada. È come se riuscissero a rendere più dolce la nostalgia, che altrimenti potrebbe fare male; queste emozioni le riverso in quello che scrivo senza nemmeno rendermene conto. Scrivere e stare con loro diventa quasi la stessa cosa, è un momento magico in cui il tempo si ferma e riesco a stare in pace con me stesso.

Ha tenuto lezioni in diversi Atenei; quanto è diverso il suo approccio davanti ad una classe di liceali e davanti ad una di universitari?

I ragazzi dell’università sono più consapevoli dei liceali: i primi hanno scelto volontariamente e con convinzione le materie da studiare, mentre i liceali sono un po’ più disorientati e molte volte poco interessati. Però i liceali sono più puri e innocenti, più aperti all’apprendimento senza alcun pregiudizio, mentre gli universitari sono supponenti e il più delle volte mostrano una consapevolezza che rischia di risultare, spesso, presunzione.

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