COPERTINA LUI MAGGIO/GIUGNO 2017: “Luca Marvasi”

” Luca Marvasi “

 

Aspirante musicista e discografico in divenire, Luca, classe 1996, ha il sorriso in tasca e una valigia piena di sogni. Determinatissimo, oggi vive il suo punto di snodo: “Ho trovato la mia strada” ci racconta. E per chi si domanda se è possibile a soli vent’anni, la risposta è “sì” quando c’è chi, come lui, ha come mantra un imperativo: “Corri!”.

 

Raccontaci di te.

Mi chiamo Luca, ho 20 anni, studio Scienze della comunicazione e nel tempo libero lavoro come modello. Sono uno sportivo, in futuro mi piacerebbe conseguire il brevetto di personal trainer. Ma il mio più grande sogno è di entrare a far parte del mondo discografico. Mi definisco una persona creativa e, a livello amatoriale, suono la chitarra e scrivo canzoni.

Come si concilia la passione per la musica con il percorso universitario che hai scelto?

Non ho mai creduto davvero nelle mie capacità musicali e canore, e questo mi ha spinto ad intraprendere degli studi che potessero darmi delle competenze spendibili nel settore artistico a tutto tondo, aprendomi una via preferenziale per ciò che concerne il lavoro del “dietro le quinte”. Mi piacerebbe avvicinarmi non solo al mondo musicale ma anche a quello dello spettacolo o, perché no, al settore della moda.

I giovani che hanno il tuo stesso sogno partecipano ai “talent” per provare a realizzarlo. Hai mai partecipato a qualche casting?

Ci ho pensato ma, come si dice, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. In quei programmi televisivi a chi fa il mio genere, ovvero il rap, viene spesso chiesto di cimentarsi in cover o canzoni che richiedono anche un talento canoro. Non credo che queste modalità si addicano alle mie potenzialità.

Cos’è per te la musica?

È tutto ciò che mi circonda, mi affascina l’idea che sia ovunque. Anche camminare produce un ritmo, una melodia. Amare la musica significa avere il privilegio di apprezzare tutto quello che sta intorno a noi, anche una semplice bottiglia che, afferrata, rilascia un rumore particolare. I suoni mi hanno sempre ispirato: ricordo che fin da bambino, camminando, creavo dei ritmi nella mia mente, immaginando i miei piedi come delle percussioni.

Nel tempo libero sei anche un modello. Com’è nata questa passione?

In realtà mi sono avvicinato a questo settore perché ero in cerca di un lavoro che non mi ostacolasse negli studi. Diverse persone, inoltre, mi avevano suggerito di provare a fare il modello anche se, a essere onesto, ero io stesso a pensare di averne i requisiti. Mi piace essere chiaro: preferisco chi come me si guarda allo specchio e si apprezza, piuttosto di chi fa finta del contrario perché cerca i complimenti altrui.

Cosa dicono gli altri di te?

Mi piacerebbe saperlo! (ride, NdR). L’idea che gli altri hanno di me credo cambi in base al contesto in cui mi conoscono. Posso sembrare vanitoso, ma chi mi conosce nel quotidiano sa che sono un ragazzo umile nonostante creda molto in me stesso e nelle mie potenzialità. Sono una persona generosa, sempre disponibile a risolvere i problemi altrui; e un creativo.

“Il lavoro è la migliore palestra” reciti sulla nostra copertina. Che importanza ha, per un giovane come te, il tema del lavoro?

Pur essendomi avvicinato recentemente al mondo lavorativo, questo è un tema che tocca personalmente ogni ventenne, soprattutto considerando la crisi economica che sta affrontando il nostro Paese e gli orizzonti che si prospettano. Sono convinto che ogni mestiere richieda sforzo, impegno e sacrificio, e che sia sbagliato ragionare, come quasi sempre avviene, per stereotipi, attribuendo a chi svolge professioni più umili accezioni negative e a chi quelli meglio retribuite caratteristiche positive. È una forma mentis che sta nuocendo alla nostra società e a tutta la comunità. Mi piace l’idea di poter contribuire attraverso questa campagna, anche se in piccola parte, a combattere i falsi miti a proposito di alcuni impieghi.

Che nome daresti a questo capitolo della tua vita?

Punto di snodo. L’anno scorso ho affrontato un periodo di incertezza: mi ero iscritto a Giurisprudenza ma, nonostante il primo esame fosse andato bene, ho deciso di fare un passo indietro e abbandonare quel corso perché, in tutta onestà, la materia non era così interessante per me… Da quel momento mi sono subito messo a lavorare, ho iniziato a seguire un corso intensivo di inglese e ho trascorso un mese e mezzo in Irlanda per migliorare la lingua e poter ragionare concretamente sui progetti per il futuro. Una volta tornato ho continuato a cimentarmi in tante attività ma senza vedere nulla di concreto nelle mie mani. Oggi, invece, la mia percezione delle cose è diversa, le mie prospettive stanno cambiando. Credo di aver trovato la strada giusta e sono determinato ad arrivare fino in fondo.

D’altronde il mio mantra è: “Corri!”.

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