parkour

ADRENALINA: “Parkour”

Parkour – Intervista ad Andrea Lanciano

 

Di: Federico Orsini

 

Il parkour è una disciplina affascinante quanto rischiosa, infatti il pericolo è sempre in agguato e spesso guardando i video di questi ragazzi che si arrampicano e saltano da un palazzo all’altro ci viene da pensare che siano venuti da un altro mondo, sembra di entrare in un film d’azione, invece sono ragazzi esattamente come noi. Per capire meglio il mondo del parkour e come si possa arrivare a fare acrobazie del genere abbiamo intervistato Andrea Lanciano, uno degli esponenti di spicco del parkour in Italia nonché fondatore del PKR Roma.

Cos’è e come nasce il parkour?

È un movimento che nasce dalla voglia di giovani della periferia di Parigi di riappropriarsi del territorio urbano che li circonda, di non vivere la città come qualcosa di opprimente ma come spunto per un grande gioco, espresso attraverso il proprio corpo. Un movimento che si evolve in una disciplina e che cerca di coinvolgere sempre più giovani.

Quando e come hai incominciato a praticare questo sport?

Dopo un brutto incidente che mi ha costretto sulla sedia a rotelle avevo un estremo bisogno di riprendere il contatto con il mio corpo e la mia energia fisica, quindi ho deciso di avventurarmi, dopo una lunga e faticosa fisioterapia, su questa strada, andando prima a Londra a studiare presso il gruppo Parkour Generations e poi tornando a Roma e fondando la PKR Roma affinché consentisse a chi si voleva avvicinare a questa disciplina di allenarsi vicino a chi aveva già ricevuto consigli da atleti molto esperti.

Cosa serve per allenarsi?

Tanta volontà. E una persona che possa guidarti.

Ci sono competizioni? Se sì, dove si possono vedere?

Questa disciplina non è competitiva, quindi ci sono molti raduni, incontri di condivisione in cui i più esperti mettono a disposizione degli altri quello che hanno imparato in anni di pratica, ma nessuna competizione. Noi organizziamo un raduno internazionale, giunto oramai alla sesta edizione, Ecce Parkour – Europen Parkour Meeting, che raccoglie atleti europei e fa avvicinare molti giovani alla disciplina. La prossima edizione sarà a Roma subito dopo l’estate.

Può farlo chiunque o serve una base in qualche altro sport?

Può farlo chiunque, certamente. Non serve una preparazione perché è l’allenamento stesso a metterti nelle condizioni di poter affrontare i movimenti nel giusto modo e con una preparazione muscolare e articolare corretta. La cosa più bella è vedere i giovani che si avvicinano curiosi ma intimoriti dal parkour che, con la forza del gruppo e la voglia di mettersi in gioco, raggiungono grandi risultati. Questi ultimi ovviamente arrivano con il tempo, non si può pretendere di fare una corsa, ma con un costante e corretto allenamento si può arrivare ben al di là delle proprie aspettative. Adesso abbiamo allestito un’area appositamente per l’insegnamento delle tecniche di base della disciplina, vicino a Piazzale Clodio. Qui tutti possono trovare ostacoli adatti al loro livello e allenarsi con istruttori preparati. Avere qualcuno che ti segue, soprattutto nei primi momenti, è importante per imparare correttamente i movimenti che altrimenti potrebbero portare a gravi infortuni.

 Ho letto che il parkour non mette a dura prova solo il fisico ma anche la testa dell’atleta: cosa significa?

L’allenamento è molto faticoso e la linea di gioco è proprio quella del limite. In effetti nel parkour c’è una competizione: quella contro se stessi. Ed è la più dura, combattere i propri limiti e le proprie paure non è facile e c’è bisogno di impegno costante. Non bisogna esagerare perché il rischio ci accompagna sempre, bisogna arrivare a s orarlo e giocarci assieme. Ma il rischio è un compagno insidioso, non bisogna mai sottovalutarlo: la concentrazione dev’essere sempre alta. Tuttavia allenando il fisico e la testa possiamo arrivare a dei risultati incredibili, ve lo posso assicurare!

Share This

Copy Link to Clipboard

Copy