BELIEVE: ” Luca Telese”

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“INTERVISTA A LUCA TELESE”

BELIEVE - LUCA TELESE

 

 Sei un giornalista di successo già da diversi anni: come hai esordito?

Durante l’ultimo anno di liceo, nel 1988, comincio a passare delle notizie attinenti al mondo della scuola a vari giornalisti, tra i quali una cronista del quotidiano romano “Il Messaggero”, molto brava e scrupolosa, che un giorno mi informa dell’esistenza di un concorso indetto dal suo giornale e rivolto agli studenti degli istituti superiori della Capitale. Il concorso consiste nell’inviare un tema alla redazione del “Messaggero”, che avrebbe poi premiato il migliore elaborato di ogni istituto. Il giorno dopo avere fatto lo scritto di italiano all’esame di maturità, ricevo una telefonata: una voce mi comunica che sono il vincitore del concorso per quanto riguarda la mia scuola. Dapprima penso a uno scherzo, invece è la verità. Così, dal successivo 1° settembre, inizio uno stage presso la redazione del “Messaggero”.

Si può dire che quella sia stata la tua prima affermazione professionale. Come ti sei sentito?

Te l’ho detto: in un primo momento ho creduto addirittura che si trattasse di una burla, dunque la soddisfazione è stata grande. Oltretutto era uno stage retribuito.

Oggi non sarebbe possibile.

Purtroppo no, ma erano altri tempi, parliamo di 27 anni fa.

L’esperienza al “Messaggero” com’è stata?

Beh, ha significato entrare nel giornalismo direttamente dalla porta principale, un po’ come per un calciatore esordire subito in serie A. Il primo giorno, dovendo incontrare l’allora direttore, Mario Pendinelli, mi preparo mentalmente una griglia composta da tre sezioni del giornale delle quali mi sarebbe piaciuto occuparmi: politica, cultura e sport. Pendinelli, ovviamente, mi manda agli spettacoli. Ma la cosa si rivelerà una fortuna.

Perché?

Perché la redazione degli spettacoli era piena di personaggi notevolissimi: gente come Paolo Zaccagnini (che è stato anche attore nei primi due film di Nanni Moretti), Fabrizio Zampa, Marco Molendini e Rita Sala, grande esperta di teatro. Una palestra inestimabile. Nello stesso periodo, comunque, faccio anche altre cose. Ho iniziato presto ad avere le giornate completamente occupate.

Quali altre cose?

Innanzi tutto l’università, dove studio storia. Inoltre di lì a poco, assieme a degli amici, apro una piccola azienda e mi metto a stampare magliette. Facendo anche dei discreti affari: in quel periodo arrivo a guadagnare all’incirca quattro milioni di lire al mese, che all’epoca erano parecchi soldi.

Quindi che succede?

Dopo l’esperienza con “Il Messaggero” divento responsabile dell’ufficio stampa del partito della Rifondazione Comunista, a chiamarmi è l’allora segretario Sergio Garavini, di cui all’università avevo conosciuto la moglie Simonetta. Dopodiché le mie esperienze professionali si susseguono a ritmi molto sostenuti ed è anche difficile ricostruirle tutte in modo ordinato e completo. Mi limiterò a citare il periodo trascorso presso la redazione di una rivista politica che si chiamava “L’Italia Settimanale” e, quindi, grazie a una serie di circostanze favorevoli, l’approdo a “Sette”, l’allegato del “Corriere della Sera”, che rappresenterà la porta d’ingresso al “Corriere” vero e proprio. Dopo qualche tempo trascorso nella redazione romana del “Corriere della Sera” mi chiama Maurizio Belpietro, direttore del “Giornale”, il quale, avendo bisogno di qualcuno che si occupi di politica a Roma per il suo quotidiano, mi propone di essere assunto. Pur lusingato, gli faccio presente che io sono di sinistra e lui mi risponde che non gliene frega niente e che gli interessano i giornalisti bravi, a prescindere se siano di sinistra, di destra, di sopra o di sotto. Nel 2009, l’anno in cui viene fondato, passo al “Fatto Quotidiano”, anche perché nel frattempo la situazione al “Giornale” era cambiata in peggio, e nel 2012 tento l’avventura di “Pubblico Giornale”, quotidiano di mia ideazione che purtroppo ha una vita editoriale assai breve.

Attualmente il tuo principale impegno è quello di conduttore del talk show “Matrix” su Canale 5. Come sei arrivato al mondo della tv?

Anche in questo caso iniziando dal gradino più basso, ossia leggendo il telegiornale di una piccola emittente laziale che si chiama TeleAmbiente. Poi, nel 2006, un mio format viene acquistato da RaiSat Extra: si tratta del programma “Tetris”, di cui sono anche conduttore, rilevato l’anno dopo da La7. Nel 2013, infine, avviene il mio passaggio a Mediaset, dove sostituisco Alessio Vinci alla conduzione di “Matrix”.

Come hai appena ricordato, sei un professionista che ha fatto non poca gavetta. Che consigli ti senti di dare a un giovane che, oggi, voglia diventare giornalista?

Non possiedo ricette infallibili ma credo di poter dire, sulla base della mia storia personale, che almeno due ingredienti siano tuttora indispensabili: tanta passione e la disponibilità a lavorare sodo, senza risparmiarsi. Ci sono stati lunghi periodi della mia vita in cui ho dormito appena una manciata di ore a notte. A volte mi chiedo come ci sia riuscito, ma era la cosa giusta da fare.

di Giuseppe Pollicelli

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