BEST TEACHER: Prof.ssa Ada Lombardi

“Impulso creativo cercasi”

 

La professoressa Lombardi insegna Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia delle Belle Arti di Roma. Ci parla dei sogni e delle paure dei suoi studenti, dei loro sguardi accesi che si allungano su un futuro ora incerto ora luminoso ed emozionante.

 

Il futuro: io sarò, io farò, io dovrò. Ne avevamo paura noi che adesso siamo over 25, over 40 e via affettando. Affettare torte, spegnere stancamente candeline iniziando a guardarsi indietro: “Quando avevo vent’anni… Quando ne avevo quindici pensavo, sognavo, volevo…”. Abbiamo sognato tutti, desiderando un futuro su misura, pieno – stracolmo – delle nostre passioni, i nostri progetti che nessuno mai poteva o doveva ostacolare. Farò, andrò, troverò… Dovrò? Beh, il dovere – anche a noi – piaceva un po’ meno; poi è arrivato anche quello.Arriverà anche per i ragazzi e le ragazze che oggi studiano all’Accademia delle Belle Arti. Studiano e seguono la “prof” Ada Lombardi, scoprendo la forza espressiva di un dipinto o di una tela tagliata, di una scultura imprevedibile che riempie una teca o, perché no, una sala intera.

L’arte contemporanea parla di noi e parla anche di loro. Parla di uomini e donne, ragazze e ragazziche vogliono – volevano – esprimere emozioni, urlare rabbia, rompere qualche schema o rimettere insieme i cocci di un’idea abbandonata troppo presto. Se ne infischia, l’arte, della geografia edel tempo pur se nel tempoc’è anche il futuro, ahinoi.

“I miei studenti lo temono, il futuro; forse ne hanno più paura loro di quanto ne avessimo noi a quell’età. Magari non lo danno a vedere, se li guardi si voltano dall’altra parte, cambiano discorso…”.

Andiamo con ordine: come fa la prof Lombardi a catturare l’attenzione dei suoi allievi? Come li ha… conquistati?

“Mettiamola così: sbagliando s’impara. Dopo tanti anni, e qualcheerrore, ho imparato a trasmettere non tanto (non solo) le nozioni ma, in primis, le sensazioni, i tremori, le domande che ci facciamo, che ci dobbiamo fare, davanti a un’opera, un movimento artistico, un colore… L’arte si studia ma, soprattutto, si guarda; ciascuno deve imparare ad osservarla a modo suo, non ci sono regole o formule uguali per tutti”.

La professoressa Lombardi mantiene le distanze o “scende” dalla cattedra spesso e volentieri?

“Ho imparato, anche qui, con l’esperienza, forse grazie agli anni di insegnamento all’Accademia di Sassari, realtà assai disagiata. Niente filo spinato tra la cattedra e i banchi ma – anche – mai assumere la veste di “sorella maggiore”, amica, confidente a tempo pieno. Come si dice? Il giusto sta nel mezzo…”.

Giusto e sbagliato, buono e cattivo, grande e piccolo, ridere e piangere, sonno e veglia… Poi di nuovo il sogno, l’emozione,ibrividi e la paura. Tutto questo è l’arte. Tutto questo Ada Lombardi lo racconta ai suoi studenti.

“Mi chiede se sono più o meno informati di noi alla loro età; più o meno avvezzi alle sfide;se leggono e se si occupano dell’attualità politica… Li vedo a tratti con la finestra chiusa; la finestra sul mondo, intendo. Non tutti e non sempre, ovvio. L’arte le finestre le apre, le spalanca, se la studiassimo a 360 gradi. Purtroppo i programmi, oggi, non prevedono questo sguardo internazionale. L’Italia, l’Europa, la Cina… L’arte non si ferma alle dogane ed ha la capacità di anticipare, e di molto, il costume e la politica. Molti qui studiano computer grafica, ingegneria del suono, design di moda… è arte anche quella, a pieno titolo. Mi spiace solo per l’impulso creativo, che c’è e non c’è. C’è, perché vedo nei ragazzi un immenso potenziale; non c’è, perché qualcuno preferisce abbassare lo sguardo pensando un po’ al futuro, un po’ al presente e un po’ meno, molto meno, a quello che il mondo intero esprime, racconta e raccontava con i colori e le forme. Colori, forme, idee che in fin dei conti parlano con noi; di noi”.

Prima di salutarci, la prof vuole ancora tornare al futuro che fa paura soprattutto ai giovani: “C’è qualcuno – dice – in parte responsabile di questa paura,l’ha volutaaccentuare per sottrarre ai ragazzi la capacità o addirittura la possibilità di sognare. Tanti “qualcuno” hanno lavorato per questo qui da noi ma anche oltreoceano”.

Ci salutiamo con un’ultima domanda che si perde nell’aria: “Vinceranno questi Qualcuno?” La professoressa è lontana, rispondiamo in sua vece: “Hanno vinto qualche battaglia, prima o poi perderanno la guerra…!”.

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