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GIORNALISTA PER UN GIORNO: Intervista a Nesli

“INTERVISTA A NESLI”

 Di: Beatrice Gentili

 

DOMANDE DI ANTONELLA BATTISTI

 

Antonella Battisti - INTERVISTATRICE 

La partecipazione a Sanremo 2015 ha influenzato la creazione del tuo nuovo disco?

No, in realtà Sanremo è stata solo una tappa di un percorso più grande. Ha rappresentato un gigantesco spartiacque: partecipare significava dimostrare che esisto, e non solo per quella fanbase che mi sono creato e ho coccolato con il tempo, ma come cantante nel panorama pop italiano. Nel brano Voce a ermi che il “bene genera bene”.

Perchè, allora, hai scelto di comunicare il messaggio opposto con il titolo del tuo disco, Kill Karma?

Kill Karma, che rappresenta il secondo capitolo di una trilogia, non è nient’altro che l’evoluzione del concetto iniziale “il bene genera bene”.

Se tutto ciò che fai ti torna indietro, come se il karma non rappresentasse nient’altro che la proiezione di noi stessi nel tempo, allora cosa succederebbe distruggendolo?

Ho voluto sviluppare quest’idea, spezzando questa catena di eventi, per scoprire cosa accadrebbe eliminando una parte di noi stessi. Nel cd sono Nesli e Francesco Tarducci (vero nome di Nesli, ndR) a scontrarsi. E il terzo capitolo della trilogia svelerà proprio chi verrà ucciso.

Il tuo percorso artistico è contraddistinto dai mutamenti. Che significato dai al cambiamento?

È totalmente positivo. Il cambiamento fa parte di me: il passaggio da uno stato a un altro è in linea con il mio essere contraddittorio. Senza impazzirei.

Tra i tuoi propositi per il 2016 c’è quello di scrivere un nuovo libro. Sarà il sequel del precedente?

No, sarà qualcosa di totalmente diverso. Ho sempre avuto in mente l’idea di scrivere un romanzo che non avesse a che fare con me e con la musica, perciò il mio desiderio sarebbe quello di riuscire a dare forma a questo progetto.

C’è un artista con cui ti piacerebbe condividere un futuro progetto discografico o un featuring?

Era un desiderio che avevo da ragazzo, ma, dopo aver conosciuto l’ambiente discografico e le sue dinamiche, ho capito che i featuring sono usati per lo più come de brillatore per l’uno o per l’altro artista.

DOMANDE DI BEATRICE GENTILI

 

Kill Karma è il tuo nono album. Che valore ha per te questo progetto?

È il disco più importante: è il tassello centrale di una trilogia che segna un enorme cambiamento in me. Vengo dal rap, un mondo in cui la scrittura è molto autocelebrativa e autoreferenziale, ma, dopo aver capito che la mia strada era un’altra, ho cercato di allontanarmi da quella sfera e di scrivere delle canzoni autobiografia che raccontassero delle storie universali. Kill Karma dimostra chi sono davvero, e da qui cambierà tutta la prospettiva: non potrò più nascondermi.

Cosa intendi con “non potrò più nascondermi”?

Questo album è maledettamente personale. Non mi sono mai tirato indietro dall’immedesimarmi. Racconta chi sono, e non è un caso che sia uscito dopo il mio libro, in cui mi apro molto sul mio passato.

C’è una canzone dell’album a cui sei più legato?

Piccola mia: è una dedica che racconta la ne di un amore in maniera struggente. Mi sono ispirato a una mia esperienza passata, l’unica storia in cui mi sia innamorato. Nella mia vita ho avuto altre relazioni, ma nessuna di queste ha compensato quel coinvolgimento. Sarà perché sono uno che fa fatica a lasciarsi andare, a sentire.

Eppure, per il lavoro che fai, ascoltare ed esternare le tue emozioni dovrebbe riuscirti facile.

Lo so, ma Francesco, rispetto a Nesli, è molto più introspettivo e timido. Più cupo. E questo, d’altro canto, fa parte proprio del mio essere contraddittorio. Non vivo sempre bene questo mio lato del carattere. Mi definisco una persona semplicemente complessa.

 C’è qualcosa del tuo percorso artistico che cambieresti?

Solo un pazzo risponderebbe di no. Quando sei giovane credi che tutte le esperienze vadano fatte. Poi, cresci, e cambi prospettiva. Io vorrei non aver perso tempo: c’è stato un lungo periodo in cui mi sono fermato trovando delle finte giustificazioni. In realtà mi stavo semplicemente nascondendo, avevo paura del mondo.

Se ai tuoi esordi fossero esistiti i talent show avresti fatto il provino per partecipare?

Con la mia paura della folla e del giudizio, non avrei mai potuto far parte di un contesto simile. Sono un prodotto talmente contaminato, oltretutto, che non sarebbero neanche riusciti a collocarmi. Se fossi stato diverso, forse avrei scelto X Factor. È il talent con la matrice di intrattenimento più americana e il contributo di Luca Tommassini lo arricchisce moltissimo. Gli altri programmi hanno un senso accademico all’italiana.

Se non fossi riuscito a diventare un cantante che lavoro avresti fatto?

Il viaggiatore! Ho paura di volare, non ho neppure il passaporto: mi sono sempre detto che se fossi riuscito a superare questo limite sarebbe stato perché non avrei avuto più nulla da perdere.

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