IL MIO SOGNO NEL CASSETTO: Leopoldo Ancona &

LEOPOLDO ANCONA

“Con il pentathlon

moderno mi trasformo in un supereroe”

di BEATRICEGENTILI

 

Paura, tristezza, speranza, euforia, inquietudine: sono queste le emozioni che attraversano ogni giorno la vita dei giovani, proprio come accade agli adulti. A differenza di quella dei più grandi, però, la realtà dei ragazzi è principalmente costellata da sogni che rappresentano il motore di ogni gesto che compiono. Diventare adulti, troppo spesso, comporta dimenticare cosa significhi fantasticare sulle mille opportunità che la vita può regalarci. E allora vogliamo dedicare questa rubrica proprio a coloro che continuano a sognare, per ricordarvi che non è mai troppo tardi per sperare, perché nulla può ostacolarvi nel raggiungere il vostro obiettivo.

La tua scheda sportiva.

Sono Leopoldo Ancora, ho 19 anni e pratico il pentathlon moderno, uno sport che abbraccia cinque discipline: tiro a segno, nuoto, corsa, scherma ed equitazione. Le mie qualità sportive sono la forza esplosiva e la rapidità.

Come ti sei avvicinato a questo sport?

Sono stato reclutato dall’allenatore di mio fratello che, ancor prima di me, praticava questa disciplina. Dopo un periodo di prova – a quel tempo avevo 11 anni – ho deciso di proseguire su questa strada e, crescendo, il mio impegno e la mia passione sono andate intensificandosi.

Ognuna di queste discipline richiede attenzione: è fondamentale curare ogni performance e raggiungere un’ottima tecnica per ottenere un’esecuzione del gesto perfetta.

Qual è stato il tuo percorso agonistico?

Questi otto anni mi hanno regalato molte soddisfazioni, permettendomi di ottenere dei buoni traguardi. All’età di 15 anni, per esempio, sono salito sul podio ai Campionati Italiani. Ogni anno, inoltre, continuo a prendere parte agli Assoluti – i campionati dei migliori atleti d’Italia – e lo scorso febbraio ho vinto la gara a staffetta insieme a mio fratello. Questo periodo, dal punto di vista sportivo è per me, come per ogni atleta della mia età, sicuramente molto difficile: si tratta di anni di passaggio, dove si avanza di categoria, si compete anche con i più grandi, e conquistare una medaglia diventa sempre più difficile. Per questo ogni giorno mi alleno per molte ore, praticando almeno due sport tra la mattina e la sera. Il tiro a segno è la disciplina che mi ha sempre dato più problemi ma, piano piano, sta prendendo forma.

In Italia uno sportivo che vuole eccellere in questa disciplina quali condizioni incontra davanti a sé?

L’estero, soprattutto l’Est Europa, offre un’impiantistica migliore rispetto al nostro Paese, ma in Italia è comunque possibile contare su buone strutture, su un team di tecnici di buon livello e su sportivi con cui allenarsi di ottima levatura. Il pentathlon moderno ha un buon seguito e pur non essendo un settore grandissimo, è seguito da professionisti che lavorano con grande passione.

Qual è la qualità più importante che richiede questa disciplina?

Saper mantenere la concentrazione in ogni momento della gara. Capita di iniziare le competizioni alle 7 del mattino e di finire in tarda sera. Non fare errori è impossibile: è per questo che a vincere è colui che sbaglia meno degli altri e non si abbatte mai.

Cosa rappresenta per te questo sport?

È un’emozione continua. Ti fa sentire completo sotto tutti i fronti perché ti rende capace di fronteggiare qualunque situazione, anche quelle a cui non sei preparato e in cui sei sotto pressione psicologica.

Il pentathlon moderno ti rende un supereroe: in un solo giorno vesti i panni di cinque atleti differenti, cambiando cinque costumi e altrettante personalità.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Ne avrei tanti, ma quello a cui tengo di più è di poter continuare a praticare questo sport il più a lungo possibile, perché ti aiuta nella vita e diventa il motore di tutto. A livello sportivo, sogno qualunque risultato che possa regalarmi delle soddisfazioni. A luglio punto sugli Assoluti, ma sono già proiettato sulla prossima stagione. Mi piacerebbe potermi affermare sulla scena sportiva italiana.

Cosa ti ha insegnato il pentathlon moderno?

Ad amare l’attività fisica e il movimento, ad apprezzare l’aria aperta e a saper godere di ciò che ci viene offerto dalla natura e dal nostro stesso corpo. Ho imparato il valore della fatica: è ciò che ha forgiato il mio carattere e l’insegnamento che porterò sempre con me.

Studio: BIG D _ PH.: EMANUELEBRUNELLI _ MakeUp: emilialaurenza (Accademia di trucco di Roma)

GIORDANO TONANZI

“LA MIA VITA NEL PALLONE”

di ALESSANDRAGIANCOLA

Paura, tristezza, speranza, euforia, inquietudine: sono queste le emozioni che attraversano ogni giorno la vita dei giovani, proprio come accade agli adulti. A differenza di quella dei più grandi, però, la realtà dei ragazzi è principalmente costellata da sogni che rappresentano il motore di ogni gesto che compiono. Diventare adulti, troppo spesso, comporta dimenticare cosa significhi fantasticare sulle mille opportunità che la vita può regalarci. E allora vogliamo dedicare questa rubrica proprio a coloro che continuano a sognare, per ricordarvi che non è mai troppo tardi per sperare, perché nulla può ostacolarvi nel raggiungere il vostro obiettivo.

La tua scheda sportiva.

Sono Giordano Tonanzi, ho 17 anni e da 11 gioco a calcio. Attualmente sono nel “Frosinone Calcio” – categoria Primavera – e ho il ruolo di attaccante. Essendo figlio di un grande tifoso, fin da piccolo mi sono appassionato a questo sport e ho indossato i miei primi scarpini all’età di 6 anni. Ancor prima di frequentare una scuola calcio, ogni sprazzo di verde o spazio libero in casa diventava ai miei occhi un campetto e se una palla mi capitava a tiro non perdevo certo l’occasione per palleggiare un po’. Con il passare del tempo ho capito che il centro della mia vita è proprio questo così ho intrapreso professionalmente questa attività, riscontrando già svariati successi personali.

Quale il percorso e quali gli ostacoli affrontati negli anni?

Come accade a molti miei coetanei che vivono in provincia, non è facile inserirsi in ambienti professionali e le doti personali non sempre bastano. Di conseguenza si cerca di cambiare società in modo da elevarsi di livello sempre più. Io inizialmente ho giocato a Rignano, paese in cui vivo, ma mi sono poi spostato alla S.S. Lazio proprio per indirizzare le mie qualità in modo specifico. Credo che proprio questa esperienza abbia fatto sì che, tornando a giocare in provincia, venissi notato da un osservatore della società dilettantistica “U.S.D. Tor di Quinto” che mi ha voluto nella squadra. Lì mi sono dovuto inserire gradualmente in un team già affiatato ma poi le soddisfazioni sono state molte: ho segnato il mio record personale di goal in una stagione –23 – il che ha comportato riconoscimenti da parte del “Corriere del Lazio”; poi ho preso parte al prestigioso “Torneo delle regioni”, in rappresentanza del Lazio. Nel Dicembre 2015 sono stato insignito del Pallone d’oro Elite, premio assegnato alle giovani promesse calcistiche sulla base di nomination da parte di 56 allenatori di squadre Elite; in quel periodo facevo parte della categoria Allievi, sempre per il Tor di Quinto. Ora al Frosinone non trovo molto spazio in campo data la mia giovane età, ma sono certo che il mio duro impegno farà in modo che torni ad essere uno dei protagonisti della squadra.

Come riesci a conciliare studio e allenamenti?

Grazie alla Società, che crede molto alla formazione culturale dei ragazzi, ho avuto l’opportunità di frequentare a Frosinone l’Istituto Commerciale Martino Filetico (I. T. E.) e di alloggiare quindi in un appartamento condiviso con i miei compagni di squadra. Vitto e alloggio sono a carico della Società stessa ma noi dobbiamo sempre impegnarci di pari passo, sia nello studio che in campo. Allenandoci ben quattro volte a settimana, la stanchezza talvolta può prendere il sopravvento; ma noi non molliamo.

Cosa rappresenta per te il calcio? È il tuo sogno nel cassetto?

Ovviamente sì. Da quando mi sono inserito nel mondo professionistico prendendo pienamente coscienza delle mie potenzialità, le motivazioni che avevo già dall’infanzia si sono rafforzate notevolmente. La gioia e i brividi che provo entrando in campo sono indescrivibili! La folla che acclama, che incita, scatena il mio spirito agonistico e mi fa sentire libero e felice. Si dice che “il primo amore non si scorda mai” … Nel mio caso il calcio è stato il mio passato, è il mio presente e sarà il mio futuro. Magari un giorno in serie A, nella mia amata Lazio.

Quali insegnamenti hai tratto dal calcio e come, con il calcio, sei cambiato?

Un bambino che si avvicina l mondo del calcio ne trae solo benefici poiché impara a valorizzare sé stesso e a cooperare con il gruppo nel rispetto delle regole. Lo spirito di gruppo si rafforza e, condividendo successi e disfatte, si impara a gestirli adeguatamente. Personalmente sono migliorato caratterialmente negli anni: in passato ero più istintivo e irascibile mentre oggi ho imparato a dosare le emozioni. Sono più riflessivo e paziente anche nell’accettare decisioni per me “scomode”. Se qualche anno fa esternavo il mio disappunto apertamente, adesso mi impegno maggiormente per dimostrare sul campo quello che valgo. Sono quindi più consapevole e sicuro delle mie qualità ma anche dei miei limiti, che vanno affrontati e superati con il duro lavoro. Il calcio mi ha reso maturo e questa maturità si riflette in ogni aspetto del vivere, rendendomi più sereno e aperto con tutti.

PH.: EMANUELEBRUNELLI _ Truccatrice: emilialaurenza (Accademia di trucco di Roma)

 

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