MUSICA:”Kendrick Lamar”

“DAMN “

Dopo il successo di To Pimp a Butterfly, Kendrick Lamar ha passato gli ultimi due anni ad apparire in featuring coi più grandi artisti dell’Industria musicale americana. Poi ha annunciato un album che, a sua detta, avrebbe spaccato. Ed è stato proprio così.

 

AUTORE

Giacomo Ruben Martini

 

Kendrick Lamar è forse il rapper “mainstream” migliore degli ultimi anni. Due anni fa stupì il mondo intero pubblicando To Pimp a Butterfly, album in cui jazz, soul e funk facevano da cornice al suo rap dai temi sociali profondi. In quell’occasione vinse anche un Grammy, strameritato. Perché aveva dimostrato di saper “fare numeri” (l’album era stato un successo enorme, con record di streaming) ma anche di essere all’avanguardia della musica contemporanea e della sperimentazione.

Con DAMN. si è reinventato di nuovo: il genere è completamente diverso dal precedente lavoro. Rimane comunque un concept album, e lo si vede già dai titoli delle canzoni: in stampatello, sono più o meno tutte parole “importanti”, e danno una connotazione più personale all’album rispetto a To Pimp a Butterfly. Con tracce come FEAR, HUMBLE o DNA Kendrick mette a nudo la sua interiorità. Naturalmente ritorna ai temi sociali, e anche piuttosto esplicitamente: in DNA c’è un chiaro attacco al giornalismo conservatore della rete televisiva Fox, che più volte aveva infangato  l’hip hop. Addirittura c’è un campionamento di un giornalista che considera questo genere più dannoso del razzismo stesso.L’introspezione e la ricerca sociale vengono spesso a incontrarsi nei suoi pezzi, come in YAH. Kendrick Lamar è molto religioso (spesso nei suoi pezzi vengono citati passi della Bibbia) e in questo brano parla del cugino Carl, che individua nella discendenza comune dei popoli da Israele la fine della questione razziale americana. Il rapporto con Dio ritorna anche nella canzone GOD. Sul fronte delle collaborazioni abbiamo Rihanna in LOYALTY e Bono degli U2 in XXX, la canzone più politica dell’album, che mette in luce la situazione americana del dopo-Obama.

Tra testi impegnati e suoni mai pesanti, il nuovo disco di Kendrick mette d’accordo veramente tutti. È ancora presto per dirlo, ma sarà sicuramente uno dei migliori di quest’anno. Va ascoltato.

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