RITRATTO DI DONNA: “Emma Bonino”

 

“Nessuno tocchi l’Europa”

 

Parlamentare ed europarlamentare, commissario europeo e più volte ministro della Repubblica (o, se preferisce, ministra). Radicale da sempre. Ha lottato per il divorzio, per l’aborto, per i diritti della donna e non solo. Con Pannella ha lavorato quarant’anni e con Pannella, come è ovvio, ha anche avuto qualche diverbio.

Emma Bonino ha combattuto mille battaglie facendosi bersagliare da ogni parte politica: non conta la destra, la sinistra, il partito. Contano le idee, le passioni; contano gli uomini, le donne e la loro fame di giustizia.

 

Cos’è il coraggio per Emma Bonino?

Il coraggio, come mi disse un giorno Adelaide Aglietta, è la capacità di governare la paura.

Ognuno di noi è tanto forte quanto fragile: ci sono stati momenti nei quali ha pensato di gettare la spugna?

Sono resistente, ma non sono di legno. Quando ho scoperto del tumore sono stata presa da un momento di sconforto, ma poi – forte dell’insegnamento ricevuto da Luca Coscioni, che affetto da SLA ha fatto della sua condizione il motivo di forza nell’azione politica – ho deciso di “delegare” la cura di quella parte del mio corpo ai medici, che se ne sono occupati egregiamente, mentre io ho continuato a fare politica. Mai pensato di gettare la spugna, men che meno in un momento come questo, in cui stiamo assistendo a una nostalgia reazionaria senza precedenti con il rischio reale di vedere cancellata la democrazia liberale, come l’abbiamo conosciuta, seppur imperfetta.

Oggi i giovani sono sempre in prima fila quando si tratta di rivendicare diritti, chiedere aiuto, supporto senza mai “dare”. Secondo lei è il momento di spiegar loro che le conquiste, i cambiamenti si devono “sudare”?

Ne sono convinta: prima di ogni diritto viene il dovere di ciascuno. Altrimenti la libertà diventa licenza, mentre la libertà di ciascuno finisce laddove inizia quella degli altri. Vedo poca consapevolezza nei ragazzi di oggi, rispetto alle conquiste fatte in decenni di battaglie per la conquista di diritti civili, dall’aborto al divorzio, e al tempo necessario per raggiungerli.

La conquista dei diritti e lo stato democratico non sono scritti nella pietra. Vanno coltivati ogni giorno, perché altrimenti un giorno ci sveglieremo e potremmo non averli più. E soprattutto in un momento in cui vengono messi in discussione diritti già acquisiti (aborto e divorzio con la riforma del diritto di famiglia ad opera del DDL Pillon, o gli stessi diritti umani di persone la cui unica “sfortuna” è quella di essere nati in terre di guerra e carestia) i giovani dovrebbero prendere coscienza che devono continuare a lottare. Perché non basta un “Like” o un “Tweet” per garantire i propri diritti o per farli avanzare.

Un’Europa più forte, compatta, produce giustizia e benessere. È così per lei?

Indubbiamente. Dove dovrebbero andare ventisette staterelli da soli se non alla deriva, con Putin da una parte e Trump dall’altra, con la Cina che incombe e un Mediterraneo in fiamme, distrutto da guerre e carestie ma in esplosione demografica? Badate, l’unico scopo di Russia e Stati Uniti è quello di distruggere l’Unione perché, ovviamente, avrebbero più convenienza e più forza a trattare bilateralmente con la sola Germania o la sola Italia. Ma ciascuno dei paesi dell’Unione che potere contrattuale avrebbe da solo? Anche il fenomeno migratorio, per cui si dice che la colpa è dell’Europa, quando si tratta di una materia di esclusiva competenza dei singoli stati membri che non hanno mai voluto cedere sovranità in tal senso, può essere gestito solo a livello comunitario. Occorre rendersi conto che l’immigrazione oltre ad essere un fenomeno storicamente strutturale – perché gli uomini non sono alberi con le radici – ci accompagnerà per i decenni a venire. I cittadini d’Europa sono quelli che hanno in assoluto più diritti rispetto ai cittadini degli altri continenti. Certo, ci sono ancora molti passi da fare. Anzitutto per il diritto al lavoro, materia anche questa di competenza dei singoli stati. Ma penso anche alla procreazione assistita, al testamento biologico, al diritto di cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia, al diritto alle unioni civili delle coppie omosessuali. Ma badate bene: sono tutte materie che vengono regolate da ciascun Paese che costituisce l’UE. Anche un’armonizzazione in tal senso, attingendo da ciascuno stato membro per le “best practices” determinerebbe uno slancio per tutti.

L’Unione Europea, che in tanti disprezzano, è stata definita da Obama come il progetto politico meglio riuscito dell’ultimo secolo. Ci ha garantito 70 anni di pace, in uno dei continenti storicamente più bellicosi, che il secolo scorso è stato protagonista di due guerre mondiali e di un genocidio. Non è picconando la barca che fa acqua che si può andare avanti. E poi come, a nuoto? Serve riparare la barca e spingerla avanti.

1986: l’Italia – terzo Paese nel mondo – si connette alla Rete. Secondo lei come si fa a non farsi travolgere? Come insegnare, specie ai più giovani, ad utilizzare la Rete come risorsa e non come veicolo di fake e di violenza?

Ai ragazzi di oggi dico che Internet e i social hanno sì potenzialità enormi, ma non bisogna restarne sopraffatti. È fondamentale studiare e approfondire. Se studi sei più forte per resistere alle bufale. La conoscenza è un’arma democratica con la quale ci si può opporre.

Tutti, prima o poi, siamo destinati a… finire. Perché ci appassioniamo, cosa ci spinge alla politica, alla lotta, pur conoscendo questo destino?

Ci appassioniamo per migliorarci. È semplice. A fronte di un diritto negato, di un sopruso, di una violenza subita o a cui si assiste, l’unica arma è appassionarsi e agire. Nessuno fa le cose che possano servirti a stare meglio al posto tuo. Occorre agire in prima persona e rimboccarsi le maniche. Solo in questo modo potremo restituire un mondo migliore ai nostri figli.

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