TRAVEL EXPERIENCE: Argentina

AVVENTURE IN ARGENTINA: NON SOLO RUTA 40!

Raccontato da Andrea Gherardo Ligi – a cura di Beatrice Gentili

Chi sogna un viaggio avventuroso, giustamente pensa alla Patagonia, che in Argentina significa soprattutto percorrere la “Ruta Quarenta”. Questa è la strada principale che la attraversa ma, a volte, proprio l’unica via di comunicazione verso l’estremo sud del Paese, fino alla Terra del Fuoco.

La sensazione di avventura, nel senso di percorrere territori naturali non ancora contaminati da troppe installazioni civili, è confermata dal fatto che diversi tratti della strada non hanno pavimentazione in asfalto, bensì di “ripio”, cioè brecciolino e sassi, con relative buche più o meno grandi. Inoltre, nonostante la Ruta 40 sia una strada “principale”, le stazioni di servizio (non certo simili ai nostri “Autogrill”, ma piuttosto fatiscenti “oasi” con vecchissime pompe di benzina, una capanna e semmai un deposito di veicoli incidentati e abbandonati) sono posizionate a varie centinaia di chilometri l’una dall’altra.

Aggiungiamo il fatto che – come è accaduto durante i giorni del nostro lunghissimo tragitto da San Carlos de Bariloche a El Calafate e al Ghiacciaio Perito Moreno – in una giornata di viaggio, può capitare di non incontrare nessun essere umano, o veicolo, nello stesso senso di marcia, né in quello opposto.

Altre volte, invece, può accadere di incontrare personaggi ancora più “coraggiosi” di noi, che si avventurano su una strada così solitaria, a bordo di una incredibile Citroen 2 cavalli, di cui a stento si riconoscono ancora le linee, e che, prevedibilmente, sta per esalare l’ultimo giro di pistoni. A ultimo giro esalato, questi intrepidi viaggiatori, senza perdersi d’animo, si fermano anche per giorni, augurandosi che passi qualcuno che sia in grado, tra l’altro, di far ripartire il “rudere”.

Altre possibilità di recupero, del resto, non ci sono; considerato anche che, in queste condizioni, ovviamente, non esiste alcuna copertura della rete cellulare. Di conseguenza è assolutamente opportuno affrontare un viaggio del genere con un veicolo in ottime condizioni (almeno alla partenza) con pianale sufficientemente alto, quattro ruote motrici e … qualche tanica di carburante al seguito.

Così abbiamo fatto mia moglie Tiziana ed io; ma nulla sarebbe stato minimamente possibile senza la presenza dei nostri amici di sempre, Teresa e Javier, che vivono a Buenos Aires, e che avevano programmato tutto con grande scrupolo.

La ricompensa è grande, perché c’è la possibilità di esplorare luoghi dove ancora in pochi hanno avuto la fortuna di arrivare e alcuni nei quali addirittura si può sognare di trovarsi a seguire le orme di esploratori dei secoli passati, come Charles Darwin e Padre Alberto De Agostini (della famiglia italiana di geografi). Come la incredibile e bellissima “Cueva de las manos”, un riparo nascosto nella roccia, dove ancora vivacissime sono le impronte delle mani degli abitanti … di oltre 9 mila anni fa. Per arrivarci, occorre fare una deviazione dalla Ruta 40 di oltre 150 chilometri, su una strada molto più accidentata di quella “principale”, che serve solo ad arrivare in quel posto remoto.

Ma si può anche provare un brivido, a trovarsi a tu per tu con i resti di scheletri di lama, pasti portati e consumati lassù dai puma, che di giorno non si fanno vedere, ma lasciano tracce evidenti di sé. 

Alla fine di ogni giorno, si può godere della calda, semplice e genuina accoglienza in una delle “Estancias” che offrono ospitalità ai viaggiatori; alcune delle quali valgono senz’altro notevoli deviazioni dal percorso principale, per sentirsi veramente a casa, anche alla “fine del mondo”. Anche in questo caso, l’accurata scelta di quelle giuste da parte dei nostri amici, ha fatto la differenza.

Eppure, questa ricchezza di opportunità di avventura, e naturalmente di occasioni fotografiche, in Argentina, che è un Paese straordinariamente grande, vario e bello, non è affatto limitata alla Patagonia, ma si estende ad una infinità di altri luoghi naturali, dalle meravigliose regioni montuose del nord-ovest (con passi oltre i 4 mila metri), verso le Ande; alle terre umide del nord-est, come la enorme riserva naturale dell’Estéro del Iberà, che ospita moltissime specie di uccelli, coccodrilli e il “jaguarete”, un giaguaro che è stato lì reintrodotto di recente; alla Peninsula Valdèz, dove, vicinissimo alla costa, si possono trovare balene, elefanti e leoni marini, pinguini e tanti volatili. 

Il periodo dell’anno più favorevole a questi incontri è tra settembre e ottobre, quando inizia la primavera nell’emisfero opposto al nostro. 

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