BEST TEACHER: ” Professoressa Santori”

“IL MIO SEGRETO IN CLASSE? INSEGNARE “DOMANDE” INVECE DI FORNIRE RISPOSTE”

 

Lucia Santori

 

SOMMARIO PAG DX

La professoressa Santori, nata a Latina nel 1966, ha conseguito la laurea magistrale in lettere moderne presso l’università La Sapienza. Lavora da 20 anni nel mondo della scuola e la sua esperienza d’insegnamento spazia dalle medie agli istituti professionali, passando per i corsi serali. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal ’91, ha trasferito la sua passione per il giornalismo anche agli alunni del liceo scientifico Pacinotti, dove insegna attualmente italiano e storia. Conosciamola meglio.

 

Professoressa, lei insegna materie umanistiche che si basano, per loro natura, su un approccio didattico frontale in prevalenza. Come riesce, quindi, a tener vivo l’interesse negli alunni?

A dispetto delle comuni credenze, esistono svariate tecniche di insegnamento che si possono ben adattare anche alle mie discipline. Gli studenti oggi sono molto distratti dai mezzi tecnologici ma, paradossalmente, sono poco interessati ai contenuti che essi propongono. Un docente deve quindi elaborare strategie mirate per coinvolgere le classi. Io utilizzo una sorta di “didattica capovolta”, uno scambio di ruoli in cui un ragazzo organizza la lezione, valutato dai suoi compagni. Proietto i miei appunti in pdf sul maxi schermo che, inevitabilmente, attrae gli allievi. Animo dei dibattiti in aula, traendo spunto da notizie d’attualità. Leggiamo insieme i quotidiani, soffermandoci su tematiche specifiche. Una tecnica particolarmente amata è quella della teatralizzazione del programma. Recitiamo parti di storia studiate, immergendoci nei panni dei grandi personaggi che hanno segnato un’epoca. Gli alunni si divertono sempre molto ed entrano in competizione tra loro, per sfoggiare le proprie capacità. Con una valutazione aggiuntiva premio il loro coinvolgimento.

Durante il precedente anno scolastico quali progetti a supporto della didattica ha realizzato?

Grazie all’esperienza formativa dell’alternanza scuola – lavoro, gli alunni hanno potuto lavorare con e sui telefoni cellulari, rivalutandoli come strumento lavorativo. Abbiamo avviato un progetto di giornalismo online, scrivendo articoli sul tema della diversità, dai quali abbiamo ricavato un book. In collaborazione con le Biblioteche di Roma abbiamo creato, con i colleghi, dei gruppi di lettura interclasse. Ho notato che, nei compiti di realtà, gli studenti tirano fuori il meglio da loro stessi, maturano e crescono velocemente.

Quindi lei non “rimpiange” gli alunni di 20 anni fa? Trova stimoli ancora oggi quando entra in classe?

Assolutamente si. Ad ogni cambio generazionale mutano, di conseguenza, le attitudini dei ragazzi e il loro modo di avvicinarsi alla scuola. Oggi è più difficile per un docente far concentrare gli studenti su un libro ma, per fortuna, noi “addetti ai lavori” ci siamo adeguati di conseguenza, elaborando nuove tecniche comunicative. In primis si dovrebbe instaurare un rapporto umano e di fiducia reciproca. Credo che un approccio di questo tipo sia la chiave vincente per catturare l’attenzione degli studenti. Non dimentichiamo che sono persone “in divenire”, le cui personalità e idee si formano gradualmente nel quinquennio. Per questo mi piace accompagnarli quasi per mano, insegnando loro ad essere curiosi, a porsi continue domande, ad osservare con spirito critico la società e a trarre da sé conclusioni o critiche costruttive. Mi ritengo una privilegiata poiché il confronto quotidiano con i cittadini del futuro mi arricchisce e mantiene la mia mente sempre aperta e ricet

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