EVENTS&FRIENDS: “Padel o Paddle?( un recinto pieno di libertà )”

Essere o non essere questo è il problema!!! Così scriveva un giovanotto che con la penna in mano ci sapeva fare, di nome William Shakespeare. Se però in mano invece della penna si ha la racchetta, il dubbio amletico che sorge e’: Si dice Padel o Paddle? Il problema in questo caso si è risolto sui tavoli delle Federazioni ( ma anche sotto le docce dei migliori circoli), dove sembra che la prima ipotesi abbia preso il sopravvento. Che Padel sia quindi! E nel nome del Padel, nel nome dello Sport all’aria aperta, della Natura e della Famiglia, Roma la prossima estate sarà chiamata a duello…capiamo il perché:

di Roberto Fantauzzi

È d’accordo anche il presidente della Federazione Internazionale Luigi Carraro, che ha sposato l’idea: la prossima estate prenderà vita nella Capitale il più grande evento amatoriale mai realizzato intorno a questo sport. Ma prima di raccontarvelo per bene, facciamo un passo indietro. Padel o Paddle che sia, non ha importanza come si dica. Meglio chiedersi, piuttosto, come si giochi. Si gioca prima di tutto mettendosi in gioco. È questa l’essenza, quella vera, del Padel. Uno sport nato quasi per caso nel lontano 1969 in Messico, quando Enrique Corcuera voleva costruire un campo di Paddle tennis nel suo giardino. Un giardino un po’ troppo “murato”, però: i muri alti che lo cingevano chiudevano gli spazi necessari. Come si fa? Si fa – così fece il signor Enrique – che il muro si prende il campo e il campo si prende il muro: il muro entra in campo, entra in gioco.

Gioco e spettacolo. Uno spettacolo che diverte chi guarda e diverte soprattutto chi è “dentro”. Dentro il campo, dentro il recinto. Un recinto che non è mai “gabbia”, perché aperto alla convivialità, ai momenti da vivere e condividere. Momenti di sport, di gioco, di amicizia, di sfottò nelle chat dove chiunque prima di scendere in campo è un campione e dopo la partita è….“Ho sbattuto il ginocchio mentre arrivavo e non ho potuto dare il 100%”. Il Padel in America Latina è popolarissimo. Ma l’Europa non è rimasta a guardare: 4,5 milioni gli spagnoli  che lo praticano; li seguono a ruota i portoghesi, gli svedesi, i norvegesi… E l’Italia? Tenetevi forte, il Belpaese corre a 800, anzi 1000. Niente chilometri: 1000% e più. È questo l’incremento dei campi avuto negli ultimi 5 anni. Lasciamo le statistiche e torniamo in campo. Un campo aperto a tutti; un campo dove anche se sei neofita, anche se fino a ieri nulla sapevi di Padel, ti accoglie, ti rapisce. Il recinto è chiuso e apertissimo: aperto all’amicizia, all’incontro, alla voglia di stare insieme. Tutti insieme appassionatamente, verrebbe da dire citando un vecchio film. Uomini e donne, ragazzi e ragazze under 20 o over 60, perché bambini si nasce, ragazzi si diventa ma poi – se lo vogliamo – le lancette invertono il senso, si torna ragazzi, e poi di nuovo bambini a litigare per quel punto, che poi… punto non era. Uomini e donne, ragazzi e ragazze; e bambini: si può già a 5 anni; ne abbiamo visti tanti di “under 6” e altrettanti ne vedremo domani e dopodomani. Uomini e donne insieme quindi sui campi da Padel, pronti a strizzarsi l’occhio e (perché no) a far nascere un amore sotto rete. Una volta non era così; una volta c’era (c’è ancora invero, e gli auguriamo lunghissima vita) il calcetto. Dite, se volete, “Calcio a 5”. Ditelo come vi pare ma ammettete, ammettiamo che da quelle parti (su quei campi) c’era una sola metà del cielo. Un pianeta declinato quasi esclusivamente al maschile. Amici? Certo che sì. Talmente amici, talmente legati a filo doppio che il calcetto, da quando è nato, è stato l’alibi perfetto (più proverbiale che vero) per i maschietti fedifraghi.

– Amore, è giovedì, vado al circolo.
– Ma come? Avevi detto che hai male a un ginocchio…
– Sì ma mi hanno pregato, mi hanno convinto: giocherò in porta.

Invece niente porta. O, meglio, una porta c’è: una di quelle che si apre suonando il campanello. Lui suona, lei apre; un’altra lei. Nel frattempo al circolo i soliti amici arrancano dietro al pallone nel sempiterno match “Scapoli vs Ammogliati”.

Si gioca e, quando serve, si “copre” l’assente, quello che aveva il ginocchio malandato: “Sì, Marco è qui; ha il cellulare scarico. Non te lo posso passare, ho visto ora la macchina, ha già lasciato il circolo. Sta arrivando da te…”.

Mi fermo, interrompo questa pessima sceneggiatura da commediaccia trash. Torniamo al Padel: un gioco, uno sport fatto di fatica, di sudore ma fatto prima di tutto di convivialità. Fatto (l’ho già detto, pardon) per donne, uomini, bambini. Tutti in campo a giocare e nessuno fuori a “reggerti il gioco”. Ma tant’è: il Padel basta e avanza; il Padel, in fondo, è di per sé un grande amore che (lui sì) non si tradisce.

Un amore che ha fatto breccia anche qui a Roma dove si terrà la più grande manifestazione amatoriale mai realizzata in Italia.
Il “Roma Padel Festival” andrà in scena alla fine della prossima primavera e sarà curato dalla mia Lux Eventi. Un vero onore, una sfida, l’ennesima, per mettermi – e mettervi tutti – in gioco.

Portare il Padel in mezzo alla gente, proporlo alle famiglie, farlo scendere dal piedistallo del gioco di “nicchia” e renderlo popolare nel senso più ampio dell’aggettivo.
Ben 480 coppie si sfideranno nel “Villaggio” dove saranno allestiti 12 campi panoramici disposti simmetricamente al centro della location. Attorno ai campi la zona “hospitality” che sarà il vero polmone della manifestazione. Sport e competizione sì, ma al contempo tanti momenti di convivialità immersi nella natura; passeggiate e passeggini, sostenibilità e sostegno ai meno fortunati. Non mancheranno stand espositivi, ristoranti, esibizioni di vip, calciatori, starlette e quel pizzico di mondanità che non ci sta mai male. Ci sarà questo e ci sarà molto altro al Roma Padel Festival. Ci saremo, ci sarete tutti. Per gridare ancora una volta che Roma non si ferma, Roma sa divertirsi, sa mettersi in gioco, sa ridere anche di sé. Roma sa prendersi le sue libertà, recinti compresi, sperando che, per allora, dai recinti del Covid saremo definitivamente usciti. L’onore più grande è che in tutto ciò creda anche un amico, che però in questo caso, mi risponde in qualità di presidente di tutti coloro che amano questo sport.

Luigi Carraro: “Il Padel? Già dalla prima volta ti sembra di giocarci da una vita…”

Luigi Carraro 44 anni, figlio di Franco. Un cognome che senza dubbio, dalle nostre parti, ha fatto la storia dello sport. Ma oggi la “famiglia” del dottor Luigi Carraro è quella del Padel; famiglia allargata, allargatissima: lui, dal 2018, è presidente della FIP (Federazione Internazionale Padel). Presidente, quando nasce il binomio Carraro-Padel? “Giocai per curiosità nel 2015 e mi innamorai immediatamente di questo sport, soprattutto perché appena entri in campo, pur se completamente digiuno delle regole, delle “mosse”, insomma un completo incapace, riesci comunque ad entrare in partita. Non ti annoi, non ti senti inadeguato. Pensi al tennis: all’inizio (e l’inizio può durare mesi) non tocchi palla e, se la tocchi, la mandi a spiaccicarsi sulla rete. L’estate successiva affittai una casa a Marbella solo per poter giocare a Padel. Dopodiché iniziai ad occuparmene in Federazione (Federtennis). Nel 2018 Angelo Binaghi, presidente Fit, decise di candidarmi alla presidenza della Federazione Internazionale. Poco tempo per preparare la mia “campagna elettorale”; poco tempo e tante idee, perché ormai il mio era (ed è) un grande amore”. Detto fatto: Carraro ha avuto la presidenza e oggi, con soddisfazione, snocciola i numeri di uno sport che sembra non conoscere limiti o battute d’arresto: “Ha il più alto trend di crescita nel mondo e in Italia: da noi, in cinque anni, siamo passati da 10 a 2000 campi. Le donne che amano e praticano il Padel sono oltre il 50% del totale e anche questo, me lo faccia dire, è un dato interessantissimo…”. Interessante il dato e interessante, il Padel, anche per i network televisivi che fanno a gara per aggiudicarsi i diritti di trasmissione dei vari campionati nazionali e internazionali.

A Roma sta per nascere la più grande manifestazione per “raccontare” ed avvicinare il Padel alla gente. Come Federazione darete il vostro sostegno all’evento?
“Noi siamo sempre pronti a sostenere ogni manifestazione che contribuisca a far conoscere la storia, i valori e le emozioni di questo sport”.

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