L’EDITORIALE DI ARMANDO DE ANGELIS: “Pensavo fosse amore . . .”

“PENSAVAMO FOSSE AMORE…”

 

Quante volte abbiamo detto o ci siamo sentiti dire “Ti amo”? Quante volte abbiamo sentito dire che per amare dobbiamo prima imparare ad amarci? Quante volte abbiamo cercato di amare, perdendo in questo modo le persone più care o addirittura noi stessi? Quindi cosa vuol dire amare?

Cerchiamo di riordinare un po’ le idee.

Per “amare” intendo quel sentimento puro, nato da una stima e un affetto enormi, che porta l’uomo a voler bene a qualcuno o a sé stesso.

Come un padre per un figlio, un amico importante, un animale o tante persone alle quali teniamo in modo particolare. Tant’è vero che quando invece ci si innamora sentimentalmente, se oltre all’attrazione fisica proviamo anche amore vero (inteso quindi come stima ed affetto), a quel punto la relazione si completa divenendo quel tipo di amore che si esaurirà solo quando sarà la morte a separarlo.

Mi rendo conto che oggi c’è molta confusione in materia, sentiamo troppo spesso dire “ti amo” o “amo me stesso” nonostante, in realtà, non vogliamo il bene della persona e abbiamo come unico fine l’appagamento delle nostre esigenze. Questo in una copia avviene facilmente quando l’attrazione riguarda solo l’aspetto fisico ed è evidente che l’unico obiettivo è che il partner o la partner siano totalmente alle nostre dipendenze o decisioni: tu mi devi dare, tu non mi devi tradire, tu mi devi dimostrare…

Capite bene, adesso, che questo non è amare, perché quando si ama veramente ci viene naturale fare il contrario, preferendo dare piuttosto che ricevere, dimostrare ogni cosa e non tradire pur di non ferire.

L’amore vero prevede il concetto di sacrificio per la persona amata, come quando in extremis si tende a dire: io morirei per te! Non diversamente, amare noi stessi non vuol dire “accontentare le nostre esigenze”, come il voler ottenere tutto subito e senza fatica, lo svegliarsi tardi, il non studiare, il non faticare ecc. Amare noi stessi vuol dire sacrificarsi per noi stessi. Come in una gara, se veramente ci amiamo, ci alleniamo a tal punto da raggiungere il traguardo.

Chi invece millanta di voler vincere sempre, manifestando ambizione senza darsi da fare, inevitabilmente perderà. E questo solo a nostro personale discapito. Solo allora scattano le mille giustificazioni pur di dimostrare “solo a noi stessi” che non avremmo potuto farcela, che esistono solo raccomandazioni o che chi ha “vinto” o è fortunato o ha barato…

Dire infatti a noi stessi la verità pesa, perché dover ammettere di non aver fatto nulla per arrivare alla vittoria vuol dire che ce ne siamo fregati di noi stessi e della nostra ambizione, diventando gli artefici delle nostre sofferenze e insoddisfazioni.

Nell’amore sentimentale, invece, a forza di non dare nulla alla persona che si ama, a forza di pensare solo a noi stessi, non lamentiamoci se poi quella persona la perdiamo, perché anche se ci inventiamo mille scuse per giustificare una simile perdita, alla fine, che ci piaccia o no, l’avremo comunque persa.

Analogamente, se ci rendiamo conto che invece l’altra persona non ci ama veramente perché è egoista, o si accetta la situazione così com’è pur di non perdere il partner, oppure saremo costretti a subire a vita, perché sappiamo perfettamente che quella persona egoista in realtà non ci ha mai amato.

In una coppia vige la giusta misura tra il dare e l’avere, ma non come pretesa bensì come conseguenza naturale di due persone che entrambe danno e, per forza di cose, entrambe ricevono.

Quindi da parte di ognuno di noi amare è solo sinonimo di dare, sia a un partner che a noi stessi.

Sacrificandoci è più semplice vincere la gara, così come ricevere amore se la persona che è al nostro fianco realmente ci ama: a quel punto diventa difficile pensare che essa ci possa mai lasciare!

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