MUSICA: “Mark Ronson”

MUSICA

“MARK RONSON”

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Alcune persone hanno la fortuna di nascere con una predisposizione naturale a un’attività che le rende le migliori nei loro rispettivi ambienti, facendo loro acquisire una reputazione da far invidia a molti.

C’è chi ha gusto nella sartoria e riesce a creare abiti elegantissimi, chi abbinando spezie fra loro inventa ricette raffinatissime, chi può progettare moderni grattacieli dalle soluzioni sofisticatissime mantenendo bassi i costi, chi sperimenta l’auto che si guida da sola, o inventa strumenti che non solo rivoluzionano la nostra vita, ma il nostro modo di pensare.

Mark Ronson, nella musica, non ha rivoluzionato nulla. Non scaldiamoci troppo. Ma ormai da quasi un paio di mesi la sua hit Uptown Funk occupa la prima posizione in tutte le classifiche mondiali, quindi bisogna chiedersi:  è o non è il più grande produttore del momento?. Per scoprirlo andiamo a dare un’occhiata al suo curriculum…

Londinese, si trasferisce a New York per studiare, e lì viene a contatto con la scena hiphop e funk della Grande Mela, influenza che si porterà sempre dietro. Produce singoli soprattutto per pubblicità fino ai primi duemila, poi nel 2003 il primo album, Here comes the Fuzz (apprezzato dalla critica, un po’ meno dal pubblico). La maggior parte dell’album è composta da raffinati beat funk che fanno da base a rapper più o meno famosi fuori dalla scena. Comunque un disco poco capito qui in Europa.

Con Version le cose cambiano. Qui Ronson mette in mostra la sua capacità di riarrangiare pezzi di numerosi artisti suoi conterranei, come Coldplay, Radiohead, Kasabian, Britney Spears e altri, servendosi di voci come Lily Allen, Robbie Williams e altri ancora. Questo album è premiato da un ampio successo, almeno in Gran Bretagna.

Ma la produzione che lo consacra veramente, e quella per cui almeno io lo ricordavo prima del suo ultimo Uptown Special, è il disco Back to Black di Amy Winehouse del 2007. Infatti il secondo album della celebre cantante, scomparsa ormai quattro anni fa per overdose, è stato lavorato interamente da un Ronson allora trentaduenne:  la presenza di Ronson ha reso Back to Black un album immortale per l’atmosfera da periferia nera: qui la produzione è un capolavoro, è il motivo per cui ci ricorderemo per sempre di Amy Winehouse.

Record Collection del 2007 è un misto di rock – rigorosamente anni settanta –  pop, soul, funk e rap. Per i miei gusti potrebbe forse essere il più interessante e più facile da ascoltare, soprattutto per la varietà di generi in cui spazia. Ma proprio questa sua varietà lo rende poco uniforme, e per me l’uniformità non è una qualità da sottovalutare in un album, che deve rappresentare un periodo, un messaggio, una sensazione generale; deve essere il biglietto da visita di un artista. E voi immaginate un biglietto da visita dove c’è scritto “avvocato, insegnante, manovale, giardiniere, all’occorrenza cuoco e autista, pittore ed economista”.  Record Collection è un po’ come un’automobile dalla vernice che cambia colore a seconda di dove la si guardi: confonde solo le idee e alla lunga, stanca. Eppure ci sono canzoni che prese singolarmente, sono bellissime. Un esempio, The Night Last Night.

C’è da dire però che le qualità di un produttore devono essere ben altre: adattarsi a qualsiasi genere e artista. Allora l’ottica di Record Collection cambia completamente.

Uptown Special è un album nel vero senso della parola, in cui – a differenza di Record Collection – tutte le canzoni sono legate fra loro da una serie di suoni che riportano allo stesso genere e allo stesso periodo. È un grandissimo tributo alla musica dei primissimi anni ottanta, tra funk, dance e R&B: il tutto unito alla presenza del talentuosissimo Bruno Mars in Uptown Funk, Kevin Parker (cantante dei Tame Impala – a chi piace il rock piaceranno: sono alcuni fra i più interessanti al momento) e soprattutto con la benedizione di Stevie Wonder nei brani di apertura e di chiusura dell’album.

Ma spolverando la memoria (potreste aiutarvi rileggendo il numero.0 di Romeo&Juliet di ottobre 2013) ricorderete che un duo francese ha portato al successo planetario un album revival della musica funk un paio di anni fa. I Daft Punk, con Random Access Memories, riaccesero l’anima vintage di tutti i musicisti del globo. E ora la formula è ripetuta da Mark Ronson, del quale in questa occasione lodiamo le grandi capacità produttive e l’orecchio magico, e il cui successo è meritato, anche per la grande qualità dell’album a livello globale; ma che non merita il titolo di più grande producer del momento. Forse il prossimo mese parleremo di qualcuno che sta rivoluzionando la musica moderna, o forse quel qualcuno ancora deve nascere.

di Giacomo Ruben Martini 

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