RIGIRARSI: “Chitarristi cleptomani…”

“Rigirarsi”

Di BARONEROZZO

Chitarristi cleptomani, ponti malfermi e valli di memoria

Girarsi e rigirarsi; nel letto, o per strada di mattina presto, quando tutti vogliono dar l’impressione che non è presto, è tardissimo. Girando e rigirando per Roma: la vedi e non la vedi, la ammiri e la deridi. I sogni – e gli incubi – di una città che da duemila anni ci fa venir sonno e ci sveglia di soprassalto.

Tre pensieri alla volta, brevi, secchi. Pensieri capitali.

 

Delle chitarre e delle pene

Cesare Beccaria, probabilmente, così chiamerebbe il suo celebre trattato che nel 1764 uscì con il titolo “Dei delitti e delle pene”. Caro Cesare, meglio per te che non hai visto come sono andate le cose negli anni e nei secoli successivi; per esempio il XX e il XXI. Per esempio il 2018, dove abbiam visto un uomo “grattare” due chitarre elettriche (Feltrinelli largo Argentina; valore: circa 1000 euro) e che, processato per direttissima, ha ottenuto un’assoluzione piena. “Assolto per la particolare tenuità del fatto”, ha sentenziato il giudice rifacendosi all’Art. 131 Bis del Codice Penale. Ci chiediamo: rubare due chitarre da mille euro è un furto “tenue”? Pare di sì. Allora cantiamo e suoniamo: la musica è davvero… liberatoria!

 

Ponti: pericolanti o incrollabili?

Alla Magliana c’è un ponte; sul ponte ci camminano uomini e automobili, succede. Succede anche che un gruppo di ingegneri della Sapienza dicano che il ponte potrebbe crollare. Cederà? Ciò che colpisce è che già nel 1976 (quarantadue anni fa) qualcuno lo disse: “Quel ponte va rimesso in sesto, è pericoloso”. Ma i romani, si sa, sono un po’ indolenti: ogni mattina salgono in macchina e con santa pazienza affrontano ingorghi, semafori e ponti più o meno affidabili.

Vi sono anche dei ponti che non si sbricioleranno mai; a una, due o più campate (uno due o più giorni), uniscono i dì feriali a quelli festivi. Ci salgono maestri e uscieri, impiegati e manager. Chi non ci sale, spesso e volentieri, si sveglia in una città “chiusa”. Chiusa per ponte, prego ripassare.

 

I sessantottini scesero a Valle

Signore e signori è passato mezzo secolo e sembra ieri; anzi sembra un secolo. Dipende da noi e da come archiviamo i ricordi e la storia. Cinquant’anni fa, marzo 1968, ci fu la cosiddetta “battaglia di Valle Giulia”. Studenti contro carabinieri e poliziotti con questi ultimi che cercavano di “liberare” la Facoltà di Architettura. Volarono sanpietrini, lacrimogeni e cazzotti; auto e camionette rovesciate e tram (la “circolare” come si diceva un tempo) trasformati in trincee. Dove sono e che fanno gli studenti e i “tutori” di allora? Sono a casa a fare i nonni. E che ne è del mitico Sessantotto? Nessuno lo sa, comprese le mamme che spingono il passeggino in questi stessi viali mezzo secolo dopo. E compresi i leoni che ruggiscono stancamente, oggi come allora, nel vicino Bioparco.

 

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