BEST TEACHER: “Prof. Leonardo DURANTE”

 “Il futuro? Si controlla da “remoto”

 

48 anni, originario di Palermo, il professor Durante insegna “Sistemi Automatici e Controlli” All’ITIS “Enrico Fermi” di Monte Mario. Insomma Elettronica, a un passo dalla robotica. Ma gli studenti – e i docenti – non sono (non ancora) androidi. Lo studio, la passione, i sogni rimangono tuttora in… carne ed ossa.

 

Automazione e controllo; in che pianeta siamo? La domanda è pertinente, visto che anche per inviare una sonda su Marte o anche nella camera da letto della nostra vicina (ma non si fa, beninteso), la sonda dovrà essere “comandata” dalla Terra (anche dal proprio appartamento).

“Niente di complicato– replica subito il prof –: sono ingegnere elettronico e insegno ai ragazzi cosa c’è dietro, per esempio, al controllo di stabilità o di sterzata di cui è dotata la stragrande maggioranza delle automobili. O il monitoraggio di un dispositivo elettronico a distanza… All’ultimo percorso i ragazzi si occuperanno poi di robotica e domotica”.

Già: tornare dal mare e, strada facendo, “ordinare” al condizionatore della casa in città di avviarsi; o aprire le finestre a distanza. Si chiama domotica, non più fantascienza.

Essenzialmente un diplomato in Automazione è in grado di Progettare dispositivi per automatizzare applicazioni in settori come le telecomunicazioni, l’informatica, la diagnostica e la robotica.

Materie affascinanti, specie per chi ha tra i 15 e i 18 anni: i ragazzi oggi mangiano pane e chip, pane e pixel. Ma con la “teoria” come si comportano?

“Con qualsiasi disciplina la teoria è dura, bisogna rompercisi la testa. Gli studenti cerco comunque di spronarli e di far loro capire che oggi, per essere un buon tecnico, un buon programmatore bisogna lavorare sodo; e bisogna, anche, conoscere almeno due lingue straniere”.

I suoi studenti l’hanno scelta, caldeggiando questa intervista; come li ha conquistati?

“A questa domanda dovrebbero rispondere loro. Posso solo dire che dopo tanti anni di insegnamento non ho mai perso la passione; la passione di credere in un lavoro utile per trasformare i ragazzi in buoni adulti: preparati, responsabili, pronti a “programmarsi” il futuro nel migliore dei modi”.

Il vostro è un classico rapporto docente/discente, freddo e distaccato, o c’è spazio per la confidenza, lo scherzo, la pacca sulla spalla?

“Siamo perfettamente bilanciati: c’è il giusto distacco ma senza formalismi; ci si dà del “lei”, loro sanno che il prof sono io ma sanno – comunque – che ci sono anche per una chiacchiera, un consiglio extrascolastico. Essere “vicini” ai ragazzi non vuol dire perdere autorevolezza”.

Rispetto alla nostra, com’è la generazione dei liceali di oggi? Sono più o meno ingenui? Più o meno intimoriti dal futuro?

“Per me noi eravamo più “fessacchiotti”, meno smaliziati. Il futuro? Almeno da queste parti non fa paura: molti diplomati di questa scuola trovano lavoro in fretta, qualcuno è stato assunto al Cern e, per molti, l’assunzione è subito post diploma. Altri, ovviamente, vanno all’Università. Per il resto leggono forse meno di noi, alcuni sono meno sensibili ai problemi dell’attualità. Ma a me non piace generalizzare; e non mi piacciono nemmeno i luoghi comuni”.

Già, i luoghi comuni; come quello che dipinge i ragazzi di oggi poco informati, poco “impegnati”, chiusi nel loro microcosmo “social”. Il prof Durante non ci sta. Noi nemmeno.

Ultima domanda: cosa ha fatto e cosa non ha fatto il “Palazzo” per la scuola italiana?

“I docenti, negli anni, hanno perso autorevolezza e istituzionalità; questo si evince anche dagli schiaffi che presidi e professori hanno dovuto incassare dai papà che si son visti bocciare il pargolo… Ribadisco: il Palazzo torni a valorizzare il nostro lavoro e la nostra figura”.

Sottoscriviamo in pieno: i prof non si schiaffeggiano; i prof vanno ringraziati e, soprattutto, compensati adeguatamente. E non illudiamoci: gli androidi, sulla cattedra, non ci arriveranno presto.

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