BEST TEACHER: Prof. Stefano Patrì

È capitato a ciascuno di noi e capiterà ancora. Capita di incontrare un professore, o una professoressa, in grado non solo di trasmetterci le nozioni della disciplina che insegna ma capace, soprattutto, di stimolare la nostra curiosità, la nostra voglia di crescere e di ottenere i voti migliori nella materia che tutti abbiamo nel piano di studi: la vita.

Oggi è il turno di Stefano Patrì

“La matematica fa le opinioni”

 

Classe 1970, il professor Patrì insegna matematica nella Facoltà di Economia alla Sapienza di Roma. “Questa materia – dice – può trasmettere emozioni forti. È filosofia, pensiero, storia e, perché no, poesia”.

 

Mai avuto un buon rapporto con la matematica; l’idea di dover intervistare un “prof” mi fa assai paura: come non svelare la mia ignoranza?

Per scaricare l’ansia immagino una stella distante due anni luce; si è spenta un anno fa, ma continuerò a vederla brillare ancora 12 mesi; perché disto da “lei” due anni luce. Mi tranquillizzo: la matematica è anche magia.

Che rapporto ha con i suoi studenti? Come la vivono, loro, questa scienza tanto importante quanto complessa e inafferrabile?

“Provo a far loro comprendere la materia per vie traverse. Li stimolo, li pungolo, e ricordo loro che nella vita ci vuole impegno e dedizione. Mi rendo conto che non essendo nel mio ambiente naturale (facoltà di Economia) la matematica “pura” non incassa tanta…audience. Con gli anni, però, ho imparato ad appassionare anche i più “allergici””.

Professore diciamoci la verità: la matematica può essere una passione ma anche un incubo…

“I meccanismi mentali che ne richiedono la comprensione non sono immediati, istintivi, come succede con la poesia. Immagini un ragazzo che a scuola abbia studiato poco o nulla sia la matematica che la letteratura. Supponiamo che a un certo punto della sua vita egli si renda conto che per far colpo sulla sua “lei”, egli debba scriverle una serie di messaggi utilizzando versi, ad esempio, dell’Infinito di Leopardi o di qualche altra poesia. Sebbene il ragazzo non abbia una grande preparazione in letteratura, tuttavia egli, da una poesia pur non studiata, può sempre trarre, in un’età più matura, delle emozioni che gli permettano di esternare i propri sentimenti ad una ragazza. Insomma, pure con una scarsa preparazione una poesia – seppur mai letta prima – può suscitare emozioni in un individuo che voglia improvvisamente interessarsene. E nulla impedisce che il ragazzo possa fare anche un’ottima figura! Con la matematica è diverso: sebbene anch’essa sia, a suo modo, poesia, tuttavia non è molto facile interessarsi o avvicinarsi alla matematica senza una certa preparazione, perché un’equazione non è in grado di suscitare nulla nell’animo o nella mente di un individuo se questi non ha visto a scuola nell’età giusta qualcosa del significato delle equazioni. In tal modo le equazioni resteranno un mistero e saranno per sempre avvolte in un ”velo” di esoterismo, anche se esse regolano gran parte delle nostre attività e della nostra vita”.

Cosa sognano gli studenti di oggi? Come immaginano il loro futuro?

“Io sapevo già, alla loro età, cosa avrei voluto fare “da grande”. Oggi i ragazzi sono un po’ meno proiettati al futuro, non ci pensano o – forse – non vogliono pensarci.

Sono più ingenui o più “preparati” rispetto alle generazioni passate? Seguono l’attualità, la politica?

“Per certi versi sono molto più scaltri delle generazioni precedenti. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio: quando si tratta di usare le “app” non li batte nessuno, tuttavia le loro competenze informatiche sono scarsissime. Attualità? No, non li vedo molto coinvolti; con le dovute eccezioni, ovvio”.

Cosa non ha fatto il “palazzo” per l’Università italiana?

“Il Palazzo, come lo chiama lei, ha lavorato forse troppo per sminuire gli atenei. Faccio un solo esempio: per inseguire un concetto di “modernità” fine a sé stesso sono nate miriadi di scuole telematiche, università online… L’informatica è una gran cosa, ma dietro ci siamo noi; ecco, il Palazzo non ha guardato dietro…”.

L’intervista è finita, è buio. Rivedo la stella brillare, quella che si è spenta l’anno scorso. Va bene, dovessi innamorami di nuovo non manderò più poesie d’amore via chat.

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